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Il salvataggio della raffineria Lukoil di Priolo, Schifani: «La Regione farà la sua parte»

Nel centrodestra è un coro di reazioni positive al decreto legge per il salvataggio della raffineria Lukoil di Priolo.

«Al governo nazionale e al ministro Adolfo Urso, in particolare, desidero esprimere il mio apprezzamento e plauso per la pronta soluzione adottata con il decreto che di fatto salva la Lukoil», dice il presidente della Regione Siciliana, il forzista Renato Schifani. «Desidero dare atto al ministro Urso e alla compagine governativa - aggiunge - di aver profuso ogni sforzo e di avere mantenuto gli impegni nella direzione della salvaguardia dell’importante polo industriale e soprattutto dei posti di lavoro. La Regione Siciliana farà la propria parte accanto al governo nel mettere in atto tutte quelle misure e iniziative volte ad agevolare e garantire la sopravvivenza dell’impianto e i livelli occupazionali a rischio».

L'assessore regionale alle Attività produttive, Edy Tamajo, esprime «gratitudine al governo nazionale per la continua collaborazione e la tempestiva risoluzione del problema. Domenica a Catania, con il governatore Schifani e l’assessore Marco Falcone, incontreremo il ministro Adolfo Urso, per continuare a lavorare su questo importante e delicato problema, che coinvolge numerose famiglie siciliane. Una vicenda che sta a cuore al presidente della Regione e a tutta la giunta. Siamo costantemente al lavoro con Roma per evitare la "bomba sociale" che la chiusura dello stabilimento provocherebbe sul territorio».

Matilde Siracusano, sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, siciliana, spiega che «il provvedimento prevede l’amministrazione temporanea per lo stabilimento» e che «questa iniziativa permetterà di garantire la continuità operativa, dopo che nei prossimi giorni scatteranno le sanzioni dell’Unione europea sul petrolio russo. Una norma, ha correttamente sottolineato il presidente Meloni, con la quale l’esecutivo interviene, tra l’altro, per garantire la continuità del lavoro nella raffineria di Priolo». «Lo stabilimento siciliano - osserva Siracusano - tra impiegati diretti e indotto crea occupazione per circa 10 mila persone: questi posti di lavoro adesso sono salvi, e da domani lavoreremo per una soluzione che possa essere sostenibile e strutturale nel tempo. Il governo dimostra attenzione per la Sicilia e lungimiranza nel tutelare al tempo stesso un nodo energetico strategico nazionale e i livelli occupazionali».

Il vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia Giorgio Mulè, siciliano, dice che «la svolta è arrivata alla fine di un lungo percorso fatto di impegno costante ed attento, con il governo che ha dato seguito a un ordine del giorno mio e dell’onorevole Russo che segnava la strada per risolvere la questione. Da oggi le circa diecimila famiglie dei lavoratori impiegati nello stabilimento Isab di Priolo, che con l'entrata in vigore dell’embargo sul petrolio russo avrebbero rischiato di perdere il lavoro, posso stare tranquilli. È una dimostrazione di come con buonsenso e visione i problemi si affrontano e si risolvono».

«Un intervento tempestivo e deciso che tutela l’interesse nazionale e mette in sicurezza un asset strategico per l’economia siciliana e nazionale», dichiara Nino Minardo, leghista, presidente della commissione Difesa della Camera. «Il decreto legge approvato dal Cdm - spiega Minardo - oltre a salvare Isab-Lukoil mette in sostanziale sicurezza l’intero petrolchimico di Priolo ed evita un disastro occupazionale senza precedenti. Adesso però è importante non abbassare l’attenzione sul petrolchimico, la messa in sicurezza deve essere la premessa necessaria ad una nuova strategia di rilancio e sviluppo».

Il senatore e coordinatore per la Sicilia orientale di Fratelli d’Italia Salvo Pogliese dice che «lo scioglimento del nodo della raffineria russa Lukoil nel petrolchimico di Priolo, conferma la risolutezza del governo Meloni nell’affrontare le questioni dello sviluppo e dell’occupazione. Un lavoro di squadra condotto egregiamente e in assoluta sinergia dal ministro Adolfo Urso con il premier Giorgia Meloni che ha fruttato un concreto successo, ottenuto con una visione adeguata alle sfide mondiali energetiche e con un’attenzione speciale alla tutela dell’interesse nazionale e alla salvaguardia dei livelli occupazionali, in una Sicilia che non può permettersi di perdere 10 mila posti di lavoro. È stata data una risposta immediata e concreta a 10 mila famiglie che sono state garantite in una prospettiva industriale che sia coniugata con le necessarie tutele ambientali e della salute, un impegno arduo per cui siamo certi anche il governo regionale farà la sua parte».

Le critiche

Per Francesca Donato, eurodeputata indipendente, «l'interesse nazionale poteva essere tutelato ricorrendo ad una deroga alle sanzioni come hanno fatto altri paesi europei. Purtroppo si è scelta la strada di una discutibile nazionalizzazione sostanziale». «Purtroppo - continua Donato - temo che la scelta del governo segua la linea imposta dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che porta alla “legalizzazione” dell’espropriazione dei beni russi in Europa». Per la parlamentare europea l’intervento deciso dal Consiglio dei ministri «più che tutelare l’interesse nazionale terrorizzerà i potenziali investitori asiatici che sapranno che l'unico obiettivo di politica industriale dell’Italia è quello di favorire gli interessi d’oltre Atlantico come dimostra il fatto che un fondo americano sia già pronto a rilevare l’Isab di Priolo».

I sindacati

«Siamo soddisfatti per il salvataggio di Lukoil, deliberato ieri con decreto dal Consiglio dei Ministri. È un importante risultato - dicono Stefano Trimboli e Alessandro Tripoli, segretario generale Femca Cisl Sicilia e segretario generale Femca Cisl Ragusa Siracusa - non solo per lo stabilimento di Priolo ma per tutto il territorio, la cui economia è strettamente connessa alla produttività dell’impianto petrolchimico». «Sono state accolte le nostre proposte avanzata da tempo e ribadite nella manifestazione Cgil e Cisl dello scorso 18 novembre a Siracusa e nella contemporanea riunione al ministero delle Imprese e del Made in Italy», affermano Trimboli e Tripoli che sollecitano l'avvio di un confronto sul settore in Sicilia. «Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani da un lato e l'esecutivo nazionale - dichiarano Trimboli e Tripoli - aprano un percorso di dialogo e collaborazione con le parti sociali per il futuro dell’industria in Sicilia».

In una nota congiunta i segretari della Filctem Cgil Sicilia e della Filctem di Siracusa, Giacomo Rota e Fiorenzo Amato, dicono che il decreto «è un passo importante per mettere in sicurezza un asset economico importante per l’area e per l'intera Sicilia. Vigileremo sulla sua attuazione ma chiediamo al contempo alla Regione di fare la sua parte anche per la risoluzione del problema ancora aperto del depuratore consortile». E ancora: «Il decreto per il superamento dell’emergenza ci conforta - osservano Rota e Amato - ferma restando l’urgenza di interventi per rilancio complessivo dell’area industriale di Siracusa considerando il permanere della prospettiva della transizione energetica ed ecologica. Si tratta di adottare provvedimenti che assicurino certezze e una prospettiva occupazionale alle migliaia di lavoratori interessati e di rilancio economico dell’area. In questo senso sia il governo nazionale che quello regionale, una volta superata l’emergenza devono fare la propria parte».

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