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LA PROTESTA

Pannelli fotovoltaici nel futuro Parco degli Iblei, "ok" dalla Regione ma i sindaci si oppongono

La Regione siciliana ha deciso di autorizzare la costruzione di un impianto fotovoltaico nel cuore di quello che un giorno dovrebbe diventare il parco degli Iblei, in una porzione di area di circa 100 ettari in contrada Cavadonna, tra Siracusa, Noto e Canicattini. I sindaci delle tre città, però, si oppongono.

L’assessorato regionale al Territorio e Ambiente ha concesso il parere positivo alla valutazione di impatto ambientale e di incidenza ambientale al progetto della società Lindo srl con sede legale Roma, fortemente contestato dai sindaci delle tre città, che hanno organizzato una manifestazione di protesta, insieme alle associazioni ambientaliste. La mobilitazione culminerà con una passeggiata prevista per sabato prossimo in contrada Bosco di Sopra, a Canicattini.
Gli amministratori pubblici e gli ecologisti temono uno scempio ambientale e hanno lanciato un appello al presidente della Regione affinchè revochi quelle autorizzazioni.

«Manifestiamo la contrarietà - chiariscono gli organizzatori della manifestazione - non alla produzione di energia pulita e alternativa come quella solare per le nostre abitazioni e per le imprese, ma alla costruzione di mega impianti fotovoltaici industriali a terra come quello della Lindo che interessa un terreno agricolo di oltre 100 ettari, e che metterebbe a rischio, deturpandolo e stravolgendolo irrimediabilmente, un ampio territorio di grande pregio naturalistico, paesaggistico e storico, al centro dei siti Unesco di Siracusa, Noto, Palazzolo Acreide e Pantalica, all’interno del futuro «Parco Nazionale degli Iblei».

L’assessore alla Cultura di Siracusa, Fabio Granata, ha invitato il presidente della Regione, Nello Musumeci, non solo ad azzerare tutto ma anche a partecipare alla marcia contro l’impianto. «Revochi l’autorizzazione - dice Granata - perchè con operazioni simili altro che bellissima diventerà la Sicilia. Anzi sabato prossimo venga con noi a fare una passeggiata sui luoghi per rendersi conto della Bellezza dei luoghi e delle conseguenze del progetto autorizzato dalla Regione». Contro l’impianto è anche Italia Nostra, convinta che esso sottrarrà spazi all’agricoltura locale.

«La Sicilia diventa piattaforma - fanno sapere da Italia Nostra - produttiva e snodo di enormi flussi energetici che lasceranno a noi terreni disattivati, povertà ed ennesima frustrazione. Si sono già presi la nostra acqua e si prenderanno il nostro mare. Perchè non si dovrebbero prendere anche i nostri terreni e la nostra agricoltura?».

La società privata che intende realizzare l’impianto ha assicurato che non vi sarà alcuno scempio ambientale. «Il progetto è impostato su basi di semplicità costruttiva, con strutture di sostegno - si legge nella relazione inviata alla Regione - realizzate con palificazioni in acciaio infisse nel terreno, senza fondazioni di alcun tipo superficiali o sub superficiali; la tipologia di impianto non compromette le caratteristiche morfo-pedologiche e consente la totale rimessa in pristino dei luoghi successivamente».

Inoltre, nel piano della società è previsto un intervento di riforestazione. «La mitigazione perimetrale, che sarà effettuata mediante l’utilizzo di essenze autoctone, è paragonabile - spiegano nella relazione i tecnici della Lindo - a un intervento di riforestazione, e aumenta di fatto le strutture naturali necessarie a favorire la migrazione delle specie». Secondo i tecnici della Lindo, «il progetto prevede di lasciare il terreno allo stato naturale, inerbito e senza modificazioni della morfologia e della struttura del suolo e del sottosuolo, garantendo così la riduzione dell’erosione superficiale e non introducendo alcun fattore di dissesto idrogeologi», così come «l'area di progetto non interessa zone perimetrate come soggette al vincolo idrogeologico». La società assicura anche che il «progetto risulta di per sè compatibile con la tutela delle acque, in quanto non prevede alcuna interazione con l’ambiente idrico».

Infine, sulla questione dell’inquinamento, secondo i tecnici «nella fase di esercizio l’impianto fotovoltaico non avrà emissioni di sorta, e a livello nazionale eviterà una significativa quantità di emissioni in atmosfera evitando il ricorso a combustibili fossili per la generazione dell’energia prodotta. Pertanto l’impatto derivante sarà ampiamente positivo».

© Riproduzione riservata

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