SIRACUSA

Sposato, presenta falsi documenti per altre nozze: donna chiede i danni

SIRACUSA. Ha scoperto durante il corso prematrimoniale che il compagno con cui aveva condiviso tre anni di relazione, non solo era sposato e conviveva ancora con la moglie, ma anche che aspettava un bambino da lei. È quanto successo a una donna di Siracusa, che dalla relazione ha avuto un figlio.

La signora ha denunciato il promesso sposo, un imprenditore lombardo di 41 anni. Il processo si è concluso in Cassazione con la condanna per sostituzione di persona e falso in atti pubblici. Adesso la protagonista, assistita dallo studio legale Martinez & Novebaci, chiederà in sede civile il risarcimento danni.

"La storia ha inizio nel 2006, quando i due si conoscono - racconta l'avvocato Francesco La Loggia, che ha seguito il processo in Cassazione -. Lui le dice di essere separato, decidono di andare a convivere e nel 2009 quando lui le comunica che sta per ottenere l'annullamento del matrimonio, decidono di sposarsi con rito religioso".

Iniziano quindi i preparativi per le nozze e il 6 ottobre i due si presentano al primo incontro in una parrocchia di Milano, dove l'uomo spiega al sacerdote di aver ottenuto il via libera dalla Sacra Rota. Viene fissata la data delle nozze: il 10 aprile 2010. L'uomo presenta i documenti: una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà in cui si attesta la sentenza di divorzio del tribunale di Milano; certificati di residenza, stato di famiglia e stato civile; la dichiarazione del tribunale religioso che attesta la nullità delle prime nozze. A pochi mesi dalle nozze però mancavano ancora dei documenti, così la donna insospettita e incinta, segue il futuro sposo e scopre la sua doppia vita.

Il processo si è svolto a Milano. Nei primi due gradi la ragazza è stata assistita dall'avvocato Ivan Tortorici. "In primo grado l'accusa è di tentata bigamia ma il Tribunale ha riqualificato l'accusa come sostituzione di persona e falso - aggiunge La Loggia - Accusa che viene confermata in secondo grado, tranne per un atto non considerato falso. Infine in Cassazione, le due accuse vengono nuovamente confermate, condannando l'imprenditore per sostituzione di persona e falso in atti pubblici".

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