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IL 52ESIMO CICLO

Tragedie greche, a Siracusa la nuova stagione: si parte con "Elettra" di Sofocle

SIRACUSA. Il palazzo degli Atridi, sotto il peso della maledizione e dei delitti, si è ricoperto di ruggine, alto, imponente, immerso in una terra scura, perchè tutto ciò che fu di Agamennone si è corroso.

Lì Clitennestra ha ucciso il marito Agamennone e lì è stata sacrificata Ifigenia, la figlia più piccola, perchè le navi partissero per la guerra. Da quel luogo che grida vendetta è iniziato ieri sera il 52esimo ciclo di rappresentazioni classiche a Siracusa, inaugurato con «Elettra» di Sofocle. Teatro esaurito e musiche dissonanti, assordanti, non ci sono statue nè dei nella città che è l'immagine stessa della distruzione fisica e morale di una famiglia. Un panorama che al tempo stesso è greco ed è post-bellico, un luogo da day after, che incute inquietudine.

È il palazzo dove vive Elettra, figlia fedele e leale di Agamennone e sorella di Oreste. Elettra è il furore, la rabbia e il dolore che la fanno a pezzi, ansima, si rotola per terra, assume posizione fetale che nella attenta e colta regia di Gabriele Lavia, svela il terribile baratro: Elettra odia la madre Clitennestra, la vuole morta, ma avverte il vuoto dietro di sè, vive per la vendetta e questo le toglie quel poco di equilibrio che le restava. Gabriele Lavia ha immaginato un mondo e personaggi sbilenchi, curvi, perchè dove sono state violate le leggi non scritte e per questo più importanti, il mondo stesso si «squaderna», come avrebbe detto Dante. Il delitto tra gli umani produce delitti nella natura e nelle relazioni.

A quest'idea hanno collaborato con sapienza lo scenografo Alessandro Camera, il costumista Andrea Viotti, la moderna e molto teatrale traduzione di Nicola Crocetti, le musiche di Giordano Corapi.

Il cast è tutto all'altezza della capacità recitativa di Lavia, ma su tutti domina Maddalena Crippa, Clitennestra, straordinaria, veemente, attira in un duello verbale la figlia Elettra e ne esce vincitrice. Molto bravi Massimo Venturiello, il Pedagogo, Pia Lanciotti nel ruolo di Crisotemi, Maurizio Donadoni, Egisto, becero e violento, gradasso e volgare. Oreste è Jacopo Venturiero, reduce di molte guerre, l'unico che conservi ragione e lucidità. Assai commovente l'incontro di Oreste ed Elettra, unico spazio dedicato da Sofocle all'affetto familiare.

La protagonista è Federica Di Martino: in un ruolo difficile e impegnativo, finisce col fare un Elettra finanche troppo devastata, una specie di barbona, nel timbro della voce e nel fisico, costantemente piegato in due, manca in lei la rivalsa e l'orgoglio della figlia di un re.

Spettacolo da vedere, con particolare attenzione alle parole finali del coro: «Stirpe di Atreo, quante sofferenze hai dovuto patire prima di aprirti una faticosa via verso la libertà». In scena fino al 18 giugno, a giorni alterni con «Alcesti» che debutta stasera.

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