IL CASO

Omicidio Leone a Siracusa, c'è un nuovo identikit

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SIRACUSA. Vertice tra magistrati e carabinieri sul caso dell’omicidio di Elvira Leone. Le indagini sul delitto dell’insegnante in pensione dell’istituto «Nautico», trovata morta nel suo appartamento di piazza della Repubblica nell’aprile del 2014, sono ripartite dal profilo del suo assassino. Che è stato tracciato e arricchito di nuovi elementi dopo l’uscita di scena di uno straniero su cui, nei mesi scorsi, si erano posati tanti sospetti. Gli inquirenti, che si sono incontrati ieri, sono assolutamente convinti che l’omicida dell’anziana non è un rapinatore ma una persona, presumibilmente un uomo, di cui la vittima si fidava ciecamente.

L’assassino potrebbe aver deciso di presentarsi nella casa dell’anziana non con l’intenzione di ammazzarla ma di discutere con lei di qualche questione e da quanto sono riusciti a ricostruire i carabinieri del Nucleo investigativo è stata la stessa proprietaria ad aprire la porta di casa. La visita sarebbe avvenuta in serata, in una fascia oraria compresa tra le 20,45 e le 21,20, e la vittima, dopo aver salutato quello che sarebbe poi diventato il suo assassino lo ha accompagnato in una stanza. Non in una qualsiasi ma in un piccolo soggiorno che si trova dalla parte opposta all’ingresso.

I magistrati, il capo della Procura, Francesco Paolo Giordano ed il sostituto, Antonio Nicastro, insieme ai carabinieri, ritengono questo aspetto non di poco conto, anzi di estrema importanza. L’idea prevalente è che in quella stanza solo una persona che aveva un’estrema confidenza con la proprietaria poteva metterci piede. E poi l’abbigliamento: l’insegnante in pensione non era certo vestita in modo formale, come per un appuntamento galante. Forse, non si aspettava nemmeno quella visita ed avrebbe spalancato le porte di casa sua senza reticenze, come si fa con un amico.

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