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L'OMICIDIO

La morte di Eligia Ardita, nuovi interrogatori

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SIRACUSA. La ricostruzione delle ultime ore trascorse da Eligia Ardita nella casa di via Calatabiano sono una priorità per la Procura. Al palazzo di giustizia sarebbero state ascoltate due persone, un dipendente del «118», intervenuto dopo la richiesta di soccorso del marito della vittima, ed una vicina di casa: le loro testimonianze sarebbero servite per aggiungere altri tasselli nel mosaico dell’inchiesta condotta dal capo della Procura, Francesco Paolo Giordano e dall’aggiunto, Fabio Scavone. Ad ”incuriosire” gli inquirenti sono da un lato le condizioni della vittima, che, la notte del 19 gennaio, fu trovata a letto ma ormai priva di vita, e dall’altro l’atteggiamento tenuto da Christian Leonardi in quei minuti drammatici mentre i soccorritori stavano provando a salvare la donna.

L’inquinamento delle prove
Il racconto del dipendente del «118» avrebbe consentito agli inquirenti di ”inventariare” tutto ciò che è stato lasciato nell’appartamento di via Calatabiano prima di caricare la donna sull’ambulanza per il trasporto all’ospedale «Umberto I». Nel corso della sua confessione ai carabinieri ed ai magistrati, Christian Leonardi, avrebbe ammesso di aver tentato di inquinare le prove della sua aggressione, a suo dire frutto di uno scatto d’ira ma si tratta di una tesi a cui gli inquirenti non danno credito, tenuto conto che gli contestano l’omicidio volontario. Avrebbe, dunque, alterato la dinamica dei fatti prima dell’arrivo del personale del «118» ma i magistrati, in questa fase, intendono svelare se qualcuno ha “bonificato” l’appartamento della coppia dopo l’uscita dei soccorritori con la donna.

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