La morte di Luigi Assenza, sì all’autopsia

SIRACUSA. Tutte le risposte racchiuse in una bombola dell'ossigeno e che ha spezzato la vita di un giovane di ventuno anni. In una giornata vissuta con il cuore a pezzi per la tragica morte di Luigi Assenza, sono concentrate sull'esame della bombola utilizzata dal giovane pochi istanti prima di perdere la vita tra le braccia del padre, il consigliere comunale di Forza Italia Giuseppe Assenza, le indagini dei militari della Capitaneria di porto.
A cercare di ricostruire gli ultimi istanti di vita del ventunenne, per capire cosa possa essere successo nelle acque di contrada Targia, sono infatti gli uomini guidati dal comandante Domenico La Tella, insieme al medico legale Francesco Coco che domenica pomeriggio ha effettuato l'ispezione cadaverica sul corpo ormai senza vita del ragazzo appassionato di pesca subacquea e campione di equitazione. Il sostituto procuratore Margherita Brianese, che sta coordinando l'inchiesta per chiarire quanto successo, dopo una prima fase in cui aveva deciso di non disporre l’esame autoptico, in serata ha invece deciso di conferire l’incarico a Coco per l’autopsia che sarà eseguita nella tarda mattinata di oggi. Anche dall’esame sul corpo ormai privo di vita del ventunenne conta il magistrato per chiarire cosa sia accaduto domenica pomeriggio. Secondo quanto spiegato dal medico legale a uccidere il ventunenne dovrebbe essere stato un malore che lo ha colto pochi istanti dopo essersi immerso. Il giovane si trovava nella zona di Santa Panagia, in barca insieme al padre, la fidanzata e alcuni amici. Tutto è successo in pochi minuti, nel primo pomeriggio di domenica. Da un'imbarcazione vicina è arrivata una richiesta d'aiuto perché la barca aveva l'ancora incagliata. Il ventunenne, studente all'università di Messina, si è così gettato in acqua con una piccola bombola d'ossigeno per disincagliare l'ancora. Pochi istanti dopo è riemerso ormai privo di vita e a nulla è servito il tentativo di soccorrerlo da parte del padre che avrebbe anche praticato un massaggio cardiaco al figlio. Ad accorgersi che qualcosa non stava andando per il verso giusto sarebbe stato un amico del ragazzo che ha chiesto subito di chiamare i soccorsi. Il trasferimento nel rifugio di contrada Targia, però, non è servito a nulla perché il ventunenne era già esanime e i medici non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso mentre Coco poco dopo ha effettuato l'ispezione cadaverica. Per il medico legale la chiave di quanto accaduto starebbe proprio nella bombola che forse era vuota o difettosa e avrebbe portato il ventunenne a inalare forse sostanze che ne avrebbero provocato la morte. Anche per questo l'oggetto è sotto sequestro e nei prossimi giorni dovrebbe arrivare l'esito degli esami che, probabilmente, potranno dare una risposta su quanto accaduto nelle acque della Targia. Da domenica pomeriggio intanto gli amici del ragazzo, i colleghi del padre e della madre insegnante, Gabriella Vinci, non hanno mai lasciato sola la famiglia ad affrontare questo dramma.

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