Lentini, sparò a quattro persone: condannato a 10 anni

Siracusa, Archivio

LENTINI. Una condanna a dieci anni di reclusione è stata inflitta dal gup del tribunale di Siracusa Michele Consiglio al lentinese Alfio Scandurra, 23 anni, arrestato il 18 giugno dello scorso anno con l'accusa di tentato omicidio per avere teso un agguato, in concorso con il fratello Sebastiano, 21 anni, a quattro persone. Il verdetto è stato pronunciato ieri mattina a conclusione del processo che è stato celebrato con rito abbreviato in sede di udienza preliminare.
L'imputato, che ha affidato la propria difesa all'avvocato Dario Saggio, in avvio di procedimento ha chiesto ed ottenuto di definire la propria posizione giudiziaria avvalendosi del giudizio alternativo che comporta l'applicazione dello sconto di un terzo sull'intero importo della pena. Con la stessa sentenza il giudice ha condannato l'imputato all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il gup è andato ben oltre le aspettative del pubblico ministero d'udienza, Antonio Nicastro, che ricostruendo la vicenda giudiziaria dettando la requisitoria, ha concluso il suo intervento sollecitando la condanna del giovane ad una pena di otto anni di reclusione.
Il verdetto ha disatteso le aspettative della difesa che ha, al contrario, puntato a strappare un verdetto di non colpevolezza sostenendo la tesi dell'assoluta insussistenza delle prove esibite dalla pubblica accusa. Secondo quanto ricostruito dalla magistratura, Alfio Scandurra assieme al fratello Sebastiano (la posizione di quest'ultimo è stata stralciata in precedenza) avrebbe teso un agguato a quattro persone che viaggiavano a bordo di una Cytroen C3 esplodendo contro l'autovettura diversi colpi d'arma da fuoco. Il conducente del mezzo arrestò la marcia e tutti gli occupanti dell'auto si diedero alla fuga a piedi per le campagne alla periferia del centro abitato facendo perdere le proprie tracce. Nel corso dell'inseguimento, stando a quanto ipotizzato dalla magistratura, sarebbero stati esplosi almeno dieci colpi di pistola nessuno dei quali raggiunse i fuggitivi. Sempre secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, alla base del fallito agguato, che soltanto per puro caso non ebbe conseguenze ben più gravi, vi sarebbero stati banali motivi legati a precedenti dissapori sorti con i due fratelli.

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