Siracusa, Archivio

Ergastolo per il “mostro di Cassibile”

Dopo oltre dodici ore di camera di consiglio è arrivata la sentenza della Corte d'assise di Siracusa nei confronti di Giuseppe Raeli, 73 anni, riconosciuto autore di sei omicidi e due tentati omicidi

SIRACUSA. Dopo oltre dodici ore di camera di consiglio, nella tarda serata di ieri i giudici della Corte d'assise di Siracusa hanno inflitto l'ergastolo a Giuseppe Raeli, 73 anni, riconosciuto autore di sei omicidi e due tentati omicidi attribuiti al "mostro di Cassibile". Raeli è stato anche condannato all'isolamento diurno per i primi due anni di reclusione, provvisionali per un totale di 120 mila euro e risarcimento alle parti civili da liquidare in separata sede. L'imputato si è sempre dichiarato innocente.
L'imputato era assente alla lettura del dispositivo fatto dal presidente della Corte Maria Spanto (a latere Stefania Scarlata). I suoi difensori, gli avvocati Giambattista Rizza, Stefano Rametta e Claudio Ziccone, hanno già preannunciato appello. Raeli è stato riconosciuto colpevole in primo grado degli omicidi di Antonio Bruni avvenuto il 21 novembre 1998, di Rosario Timponello Rizza (28 gennaio 1999), di Giuseppe Calvo (9 ottobre 2012), del duplice omicidio dei coniugi Sebastiano Tinè e Giuseppa Spadaro (31 luglio 2003), di Giuseppe Spada (18 agosto 2004), oltre che del tentato omicidio di Aurora Franzone (12 febbraio 2004) e di Giuseppe Leone (15 marzo 2009). Il pensionato è stato assolto per non aver commesso il fatto per il tentato omicidio di Orazio Cirasa (2 ottobre 1991), il tentato omicidio di Giuseppa Moneglia (20 ottobre 1991), il tentato duplice omicidio di Giovanni Basile ed Anna Cappello (11 novembre 1996), l'omicidio di Rosario Basile (13 agosto 1997), l'omicidio di Giovanni Ficara (25 aprile 2000), il tentato omicidio di Maria Callari (13 dicembre 2000) ed il successivo omicidio della stessa Maria Callari (21 dicembre 2000). La Corte ha dichiarato di non doversi procedere, per prescrizione, per detenzione del fucile in due occasioni.    
Secondo l'accusa - sostenuta in aula dai pm Antonio Nicastro e Claudia D'Alitto che avevano chiesto sei ergastoli, 69 anni di reclusione per i tentati omicidi e tre assoluzioni - tutte le vittime del serial killer avrebbero avuto con Raeli contrasti per interessi economici di varia natura. Il fucile calibro 12 con il quale sarebbero stati "firmati" i delitti non è mai stato trovato.

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