Siracusa: «Rapina in villa e sequestro di persona», in tre ai domiciliari

SIRACUSA.  Dal carcere a casa ma con i braccialetti elettronici ai polsi per 3 presunti rapinatori che hanno rimediato una condanna a sei anni di reclusione ciascuno.
I giudici della Corte di Appello di Catania hanno deciso che Andrea e Salvatore Deuscit, 45 e 49 anni, Filippo Nicosia, 44 anni, difesi dall’avvocato Junio Celesti, arrestati due anni fa dai militari della Guardia di finanza del comando provinciale di via Epicarmo per una rapina in una villa, in contrada Isola, culminata con il sequestro della proprietaria e della figlia, potranno tornarsene nelle rispettive abitazioni.
Dovranno, però, indossare i braccialetti elettronici, che daranno modo alle forze dell’ordine di sapere, in tempo reale, dove si trovano gli imputati, che attendono, comunque, il giudizio della Corte di Cassazione, quello di ultimo grado, per la conclusione del loro percorso giudiziario. Per il momento, la partita pende dalla parte della pubblica accusa, ma ieri la difesa ha segnato un punto importante. Avranno l’opportunità, comunque, di uscire nei prossimi giorni, non appena arriveranno i braccialetti ma è solo una questione di tempo, poi la presunta banda tornerà tra le braccia dei propri familiari, che, forse, non speravano più.
La vicenda, per cui hanno rimediato la condanna, risale a poco più di due anni fa, quando, secondo la ricostruzione dei militari della Guardia di finanza, allora guidati dal comandante Giuseppe Cuzzocrea, la gang riuscì ad intrufolarsi nella villetta di contrada Isola, di proprietà di un noto commerciante della città. C’erano in casa la moglie e la figlia di 12 anni, che vennero imbavagliate e chiuse in una piccola stanza vicina alla cucina.
Avrebbero rubato preziosi e contanti per un valore di 3 mila euro ed il primo a cadere nella rete delle Fiamme Gialle fu Filippo Nicosia, bloccato a bordo di un’auto in cui è stata poi rinvenuta la refurtiva.
A liberare gli ostaggi furono gli stessi inquirenti che, passo dopo passo, hanno messo insieme i pezzi, inchiodando gli altri presunti complici. Le vittime non hanno ancora cancellato dalla mente quell’esperienza drammatica, che conservano ancora con se. In primo grado, gli imputati sono stati condannati a sei anni ma il magistrato della Procura di Siracusa, Antonio Nicastro, appellandosi alla sentenza, aveva chiesto 13 anni per ciascuno di loro.
Una strada che non è stata poi intrapresa dal sostituto procuratore generale di Catania Giulio Toscano che, nel corso della sua requisitoria, non ha ”sposato” la causa del suo collega.

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