Siracusa, Archivio

Oltre 4 mila poveri a Siracusa, la «Caritas» lancia tre centri di ascolto

SIRACUSA. Sono 4000 le persone che gravitano nell’orbita della povertà, cioè il sei per cento della popolazione. Sono i numeri crudi della «Caritas», l’associazione impegnata in prima linea al fianco degli indigenti, la cui ”comunità”, negli ultimi anni. è cresciuta in modo esponenziale ma si è soprattutto rimpolpata di persone del posto, cadute in miseria a causa della perdita del posto di lavoro. «Dai dati in nostro possesso - spiega Antonello Ferrara, uno dei responsabili della Caritas - sono circa 500 le famiglie a cui prestiamo sostegno ed assistenza ma posso dire che rispetto allo scorso anno il numero è rimasto fondamentalmente uguale. Tra quelli che vengono definiti poveri ci sono non solo i disoccupati ma anche le persone che percepiscono un reddito medio basso e non riescono ad arrivare alla quarta settimana. Va anche detto, però, che i parametri Istat sulla povertà sono abbastanza singolari. Ad esempio una coppia senza figli che non spende almeno 920 euro viene indicata come povera».

Oltre all’acquisto dei pacchi di pasta, degli altri beni di prima necessità o dei medicinali, i volontari della Caritas sono impegnati nel difficile compito: fare uscire una buona percentuale di persone dalla sacca di indigenza. «Stiamo provvedendo - dice Antonello Ferrara, responsabile della Caritas - a realizzare dei centri ascolto per aiutare tutte queste persone che sono in grave difficoltà. Un contributo importante, in questo progetto, che è in fase avanzata, è fornito da padre Marco Tarascio». Il parroco della chiesa dell’Immacolata, incastonata nel cuore di Ortigia, è il vero braccio operativo della Caritas, che sta ”reclutando” personale per questi centri che saranno tre. «Il lavoro che ci aspetta - dice Antonello Ferrara, uno dei responsabili della Caritas - è di fare uscire molte persone dalla povertà: i colloqui serviranno per capire la tipologia di lavoro che possa essere più congeniale per un indigente. Capita che non inquadrino bene l’ambito professionale a loro più favorevole. L’altro aspetto è la razionalizzazione della spesa: ci sono persone, infatti, che impiegano male il loro denaro e magari acquistano merce superflua. Dalla povertà si può uscire».

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