Inquinamento nel Siracusano, in aumento le morti per tumore

Fabio Granata e Francesco Ferrante hanno illustrato ieri mattina alle porte di Ortigia i risultati dell’ultimo studio epidemiologico nazionale sui rischi per la salute prodotti dall’inquinamento

SIRACUSA. È un responso che fa accapponare la pelle quello che viene fuori dallo studio epidemiologico nazionale dei territori esposti a rischio di inquinamento. Nell’area dei Comuni del petrolchimico, da Priolo a Siracusa, da Augusta a Melilli per cause legate all’inquinamento ci si ammala e si muore di più che nel resto del paese. Come per i rischi legati alla morte per mesotelioma risultano essere quattro volte maggiori rispetto al resto della Sicilia. Tutti dati contenuti nel rapporto ”Sentieri” e rilanciati ieri mattina da Fabio Granata e Francesco Ferrante, candidati di «Green Italia-Verdi europei». «Finora - hanno detto i due ambientalisti - di fronte a questo dramma sociale che fa impallidire lo stesso impatto della crisi economica, la politica di destra e di sinistra è rimasta assente o come nel caso dell’Ilva di Taranto, è stata complice». Granata ha parlato dell’esposto presentato alle Procure di Palermo e Siracusa, ma anche a Bruxelles. E puntato il dito contro il governo regionale «assolutamente latitante» in materia di controllo delle emissioni inquinanti. E «in nome del popolo inquinato» l’attenzione è stata rivolta alla petizione lanciata dagli ambientalisti: ”Stop all’Italia dei veleni”. «Occorre inserire nel codice penale - è stato detto - i delitti contro l’ambiente dando alla magistratura strumenti efficaci contro ecomafie e avvelenatori industriali. E chiamare tutte le imprese più inquinanti a finanziare un fondo nazionale con cui provvedere agli interventi di bonifica nei siti di interesse nazionale». Il «Sin» di Priolo, ma anche quelli di Biancavilla e Milazzo, continuano a rappresentare un buco nero in tema di controllo dell’inquinamento e tutela della salute dei cittadini. E a testimoniarlo è il lungo elenco di persone che si ammalano ogni giorno e che muoiono. Lo sanno bene le famiglie che ogni ultimo venerdì del mese ad Augusta si ritrovano con padre Palmiro Prisutto per ricordare la perdita di un proprio caro a causa di un tumore. Una iniziativa quella di Augusta ricordata ieri mattina da Granata e da Marco Stella. «Un elenco quello di padre Prisutto che ha già raggiunto - è stato detto - il numero di 500 persone uccise da un tumore». «E così mentre il registro dei tumori resta lettera morta - ha detto Stella - ci sono iniziative che cercano di colmare il vuoto lasciato dalle istituzioni». All’incontro di ieri mattina, ancora una volta in piazza, tra la gente, ha partecipato anche Peppe Patti che ha ricordato gli esposti presentati in Procura contro le emissioni nell’aria. Anche ad Augusta non sono mancate le denunce e quelle che sono state chiamate «piccole ribellioni». «Quando si parla di maggiori incidenze di malattie legate all’inquinamento - è stato detto - e di un aumento del tasso di mortalità che nel caso di Priolo è stato calcolato pari al 10 per cento significa che ci sono 130 famiglie in più che vivono il dramma di un lutto». Un impegno più forte è stato sollecitato anche al Comune capoluogo. 

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