Siracusa: sesso e ricatti, altre minacce alle vittime: finisce in carcere

SIRACUSA. Era ai domiciliari per i ricatti sessuali ai danni di tre donne ed uno degli obblighi che il tribunale gli aveva imposto era di non usare Internet. Perchè, attraverso la rete, in particolare i social network, sarebbe riuscito a contattare le vittime per farle cadere nella sua trappola. Invece, Alessandro Sessa, 39 anni, commerciante, non avrebbe dato molto peso a quelle prescrizioni, anzi, secondo la ricostruzione dei carabinieri della stazione di Ortigia, si sarebbe collegato più volte su Facebook.
Non era solo ”on line”, avrebbe pure postato dei messaggi sulla bacheca del suo profilo, e, dalle informazioni in possesso agli inquirenti, in alcune circostanze, avrebbe provato a contattare le vittime. Forse, pensava che i riflettori dei carabinieri si fossero spenti, del resto era ai domiciliari, ma si sbagliava: quei messaggi lasciati su Facebook sono stati notati dagli investigatori, agli ordini del comandante della stazione di Ortigia, Santo Parisi, che, ha chiesto al giudice per le indagini preliminari del tribunale, Vincenzo Panebianco, un’inasprimento della custodia cautelare nei confronti del trentanovenne.
Il gip, lo stesso che appena venti giorni fa ha convalidato l’arresto di Sessa, accusato di estorsione, ha disposto il trasferimento in carcere dell’indagato. Nel tardo pomeriggio di venerdì scorso, i carabinieri si sono presentati nella sua abitazione con quel provvedimento in mano: riteneva che quella visita fosse un normale controllo per verificare che si trovasse nel suo appartamento. Avrebbe dato alcune spiegazioni ai militari che gli hanno detto di vestirsi e portare con se gli effetti personali per il suo soggiorno nel penitenziario di contrada Cavadonna. Il commerciante, da quanto ricostruito dall’accusa, avrebbe messo da parte un bel tesoretto spremendo le donne con cui aveva avuto un rapporto sessuale: minacciava di rendere pubbliche alcune foto compromettenti, scattate nei momenti di intimità. La prima a cadere nella ragnatela del commerciante sarebbe stata una priolese, che, per quel silenzio, avrebbe pagato poco più di 12 mila euro ed è stata poi lei stessa, stanca di subire i ricatti, a rivolgersi ai carabinieri.
Non sarebbe stata la sola a subire le ”attenzioni” dell’uomo che avrebbe preso di mira una ragazza residente a Rosolini ed un’altra donna originaria di Palermo. Alla prima, da quanto emerge nell’indagine degli inquirenti, avrebbe strappato una grossa cifra, ed, insieme all’altra vittima, ha segnalato il suo caso ai militari di Ortigia. L’uomo è stato bloccato nella zona della stazione ferroviaria di Rosolini dove aveva un appuntamento con la giovane e quando ha avuto in mano trecento euro sono intervenuti gli investigatori che lo hanno tratto in arresto. Nonostante i domiciliari e le restrizioni imposte dal giudice non avrebbe resistito alla tentazione di andare su Internet ma a spegnergliele è stato il gip che lo ha spedito in cella.

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