Noto, lavori finiti: la Cattedrale è pronta

A diciotto anni dal rovinoso crollo, la Basilica viene liberata da ponteggi, piattaforme e impalcature posti all’interno e può tornare a risplendere
Siracusa, Cultura

NOTO. La Basilica Cattedrale di Noto, crollata il 13 marzo 1996, come non l’avete mai vista prima d’ora. Specchio d’arte e di fede, il cuore antico della più imponente chiesa della città è pronto per tornare a pulsare. Un capolavoro, dopo che ponteggi, impalcature e piattaforme - che per oltre diciotto mesi si sono impadroniti prima della parte estrema dell’altare maggiore, per i lavori al catino absidale e al sottarco di raccordo, e poi della navata centrale per la sistemazione della tela su buona parte della volta - sono stati gradualmente smontati fino a rendere libera l’immensa area. Ecco, ora il grande cantiere può dirsi chiuso. Da domenica prossima, nella giornata che celebra la Divina Misericordia, eseguiti i lavori di pulizia del dismesso cantiere, la moderna «galleria» d’arte sacra del maggiore edificio religioso della città potrà essere ammirata. Da tutti e, soprattutto, senza barriere.
La Cattedrale del miracolo, sanate le profonde ferite, si presenta. Ogni cosa è al suo posto: a cominciare dalle quattordici statue in stucco (i dodici apostoli e i due santi patroni d'Italia: Caterina da Siena e Francesco d'Assisi) accolte nelle nicchie che all'interno accerchiano l'edificio, per passare alle istoriate vetrate (venticinque in tutto), fino alle dipinte stazioni dell'artistica Via Crucis che, collocate nelle nicchie, fronteggiano i santi posti nelle cavità delle pareti.
Insomma, la Cattedrale del miracolo, che nel frattempo è diventata Basilica minore, a sette anni dalla riapertura del possente portone in bronzo - era il 18 giugno 2007 - non ha più segreti. Il passato (il solenne edificio esternamente è cinto da antiche statue in pietra) e il presente (le opere di finitura commissionate a diversi artisti): insieme. Varcato il grande portone in bronzo che racconta la vita del patrono san Corrado, le cui spoglie sono custodite all'interno del duomo, lo sguardo viene fatalmente rapito dalla volta centrale dominata dall'Assunzione al Cielo della Vergine Maria con le quattro virtù cardinali, dipinto su tela di oltre 110 metri quadrati realizzato dal pittore emiliano Lino Frongia.
Prende il via così, a partire proprio dai più tenui colori prediletti da Frongia, un crescendo cromatico che s’irradia sino al fondo del tempio: le immagini si allungano fino al tamburo della cupola con «La discesa dello Spirito santo», affresco del pittore russo Oleg Supereco, per compiersi pienamente nelle figure a tinte forti che ornano il catino absidale, punto focale della preghiera dell'assemblea, dove il pittore marchigiano Bruno d'Arcevia ha realizzato il Cristo Pantocratore.
Una più distesa luce comincia a spandersi all'interno di quella galleria d'arte sacra. Scomparso il grande cantiere della ricostruzione, l'unico interrogativo è legato alla sistemazione dell'altare del transetto destro, quello della navata che ospita la cappella di san Corrado, andato distrutto insieme agli altri tre, durante il crollo.
I fondi rimasti nel conto aperto dalla Protezione civile sono insufficienti per avviare i lavori. In attesa che quest'ultimo segmento d'interventi trovi pratica attuazione, oggi si aspetta di conoscere solo il giorno dell'inaugurazione. Che ancora una volta si tradurrà in vera festa per gli artisti e per quanti - e sono tanti - fra tecnici, maestranze e operai hanno restituito un'anima alla Cattedrale di san Nicolò, massimo tempio religioso della diocesi dell'estremo sud d'Italia e gioiello simbolo del tardo barocco del Val di Noto, patrimonio dell'Umanità.

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