Emergenza sbarchi a Siracusa Sos Caritas: "Sistema da rivedere"

Siracusa, Archivio

SIRACUSA. Il commento più duro arriva poco fuori dal centro «Umberto I», l’ultima tappa del tour in provincia. È davanti la struttura della Pizzuta che Oliviero Forti, responsabile nazionale per l’Immigrazione della Caritas, parla di «una situazione che per certi versi mi ricorda le carceri libiche». Esce fuori un quadro a tinte fosche al termine della visita di Forti nei centri di accoglienza in città e a Brucoli e Priolo. L’aspetto cruciale è legato al sistema di accoglienza. «Il problema principale - ha spiegato il responsabile della Caritas - è che non si può continuare ad affrontare la questione come fosse un’emergenza. Ormai è una situazione strutturata, che va avanti da mesi». Proprio ieri c’è stato l’ultimo sbarco, di 128 migranti, ma gli arrivi sono continui e, come sottolinea lo stesso Forti, anche destinati ad aumentare con il passare delle settimane considerando da un lato il miglioramento delle condizioni atmosferiche e dall’altro la drammatica situazione che si continua a vivere in Siria dove migliaia di persone cercano disperatamente di sfuggire alla morte sotto gli occhi indifferenti della comunità internazionale. «Sappiamo che ci sono migliaia di persone pronte a partire soprattutto dal nordafrica - ha continuato Forti -. Purtroppo, però, l’emergenza sembra non ci abbia imparato nulla. Ho ritrovato qui le stesse situazioni riscontrate a Lampedusa e in altre parti d’Italia. Come Caritas stiamo cercando di fare tutto il possibile ma non esiste un vero e proprio piano di accoglienza nazionale. E voglio anche dire che già nel 2011 noi stessi avevamo avvertito che sarebbe accaduto quando stiamo vivendo negli ultimi mesi. Lo stallo nell’accoglienza non va per niente bene e non può essere accettata questa improvvisazione che non serve a niente».
Il viaggio in provincia di Forti, accompagnato da padre Marco Tarascio parroco dell’Immacolata e segretario della Caritas diocesana, è partito dal palasport di Brucoli dove sono stati sistemati in condizioni di fortuna i minori non accompagnati degli ultimi sbarchi. «Oggi la situazione era tranquilla - ha spiegato l’esponente della Caritas - ma è chiaro che i minori non possono stare in una palestra anche perchè non si può più parlare di emergenza». Situazioni non migliori, secondo Forti, ci sono nei centri in città e a Priolo, nonostante i numeri non siano ancora quelli registrati la scorsa estate. «Non si può pensare - ha continuato Forti - che i ragazzi stiano così senza sapere dove finiranno. La condizione di accoglienza non è adeguata per i minorenni: promiscuità, spazi ridotti, non vengono rispettati gli standard minimi. Bisogna sicuramente fare meglio. Mi riferisco al centro di Priolo, ma anche al'Umberto I la struttura è inadeguata, anzi fatiscente in alcuni aspetti. Nessuna accusa ai gestori ma le condizioni possono e devono essere migliorate». Un messaggio è rivolto direttamente al governo nazionale, dal quale si aspettano ancora le risorse per affrontare l’emergenza. «I nodi principali - sostiene il responsabile nazionale dell’Immigrazione per la Caritas - sono le risorse e le competenze. Oltre alla mancanza di fondi, non è possibile che nessuno abbia ben chiaro in mente cosa fare. Manca una strategia a livello nazionale e di certo non si può pensare che la Caritas sia una sorta di via di fuga. Noi facciamo il possibile ma non può essere sempre così».

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