Lentini, Mangiameli si incatena in tribunale: «Dipendenti senza stipendi e città al collasso»

LENTINI. Come ”promesso” il sindaco di Lentini Alfio Mangiameli ieri mattina si è incatenato ai cancelli del palazzo di giustizia di Siracusa per protestare contro un provvedimento giudiziario che nei fatti ha prosciugato le casse del Comune. Lasciando senza stipendi circa 250 dipendenti comunali e mettendo a rischio tutti i servizi. A breve il Comune non sarà più nelle condizioni di pagare le bollette o rilasciare una carta di identità. Una situazione conseguenza di un debito di 4 milioni e 300 mila euro, vecchio di 25 anni, e che per disposizione della Corte d’appello ha determinato il ”blocco” di tutte le somme del Comune che dovranno da ora in poi essere versate per intero per saldare il debito. Nei fatti una città resta in ginocchio. E al sindaco Mangiameli dopo le proteste, gli appelli, le richieste di aiuto non è rimasto altro che incatenarsi. Ieri mattina insieme a lui c’erano anche il vicesindaco Umberto Ferriero, l’assessore all’Ecologia Fabio Zagani, i consiglieri comunali Andrea Zarbano e Ciro Gereco, e il dirigente comunale Salvatore Agnello. Il sindaco ha sospeso la protesta dopo un incontro in prefettura dove è stato accompagnato dagli agenti. Il prefetto Armando Gradone ha chiesto di ”soprassedere” impegnandosi entro 24 ore ad un aggiornamento alla ricerca di possibili soluzioni. «Se non ci saranno novità positive - ha detto Mangiameli - la protesta riprenderà. E da martedì tornerò ad incatenarmi al palazzo di giustizia». E non è escluso che lo facciano anche dipendenti e consiglieri comunali. I dipendenti comunali lunedì saranno in prefettura per un sit-in. La prima mensilità è già saltata per i lavoratori. «Adesso - ha detto l’assessore Zagani - siamo allarmati il servizio di raccolta dei rifiuti. La prima fattura non è stata pagata e il 15 marzo scadrà la seconda. Così si rischia il collasso». «Una situazione incredibile - ha detto Zarbano - che mette in ginocchio un’intera città. E tutto questo nell’attesa tra l’altro del giudizio chiesto dal Comune alla Cassazione». Il ”debito” che ha determinato la paralisi riguarda l’esproprio di alcuni terreni su cui sono stati realizzati una scuola e due insediamenti di cooperative edilizie. «Siamo l’unico caso in Italia - ha aggiunto Mangiameli - dove si prelevano tutti i soldi in cassa per pagare un debito». Il Comune però si era già mosso per procedere con un mutuo e quindi pagare i primi 3 milioni e mezzo entro giugno. «Una soluzione che però non è stata ben accetta - ha detto ancora il primo cittadino - in quanto la si voleva subordinare al ritiro del ricorso del Comune che contiamo però ci possa far risparmiare almeno 900 mila euro. È evidente che quel ricorso non posso ritirarlo». Intanto attestazioni di solidarietà sono arrivate dai sindaci Luca Cannata, Enzo Buccheri, Sebastiano Scorpo, Paolo Amenta, Orazio Scalorino e da Mario Alvano di Anci.

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