Fatale il salto al crossodromo di Noto, muore giovane promessa del motocross

NOTO. Il suo cuore ha cessato di battere nella tarda serata di ieri nel reparto di Rianimazione di «Villa Azzurra», una clinica privata, a Siracusa. Si è così spezzata la vita di una giovane promessa del motocross, Adriano Raeli, 25 anni, di Noto, vittima di un incidente avvenuto nel crossodromo «Gino Meli», in contrada Zupparda. Lo conosceva bene il tracciato, anzi quel salto in prossimità di una curva era quasi la sua specialità, che lo aveva reso famoso tra i suoi amici e tra gli altri appassionati delle due ruote. Ha sbattuto con violenza il capo, perdendo quasi subito conoscenza nonostante indossasse il casco, ed i primi soccorritori si sono resi conto della gravità delle sue condizioni. È stato accompagnato in ospedale, a Noto, per poi essere trasferito a Siracusa, in quella clinica privata dove è stata compiuta una Tac per verificare la gravità delle lesioni. I medici hanno fatto di tutto per tenerlo aggrappato alla vita ma la sua attività celebrare era ormai sparita. Una dichiarazione di morte che è stata annunciata ai parenti, che, fino all’ultimo, hanno sperato in un recupero miracoloso. Hanno pregato tutta la notte ma la tragedia si è abbattuta lo stesso sulla famiglia che potrà tributagli l’ultimo saluto non appena saranno fissati i funerali del venticinquenne.
Per qualche ora, si era sparsa la notizia che i parenti avessero acconsentito all’espianto degli organi poi smentita dall’azienda ospedaliera. La morte del giovane ha scosso profondamente la comunità di Noto, che ha vissuto due lutti in pochissime ore, e sui social network sono state tante le testimonianze di cordoglio per il giovane motociclista. «Sono davvero incredula - dice un’amica di Adriano Raeli - , non posso credere che sia morto. Conosceva bene il crossodromo e più volte si era allenato e mai mi sarei immaginata che avrebbe trovato la morte». Aveva preso parte ai campionati internazionali di Noto, che si sono disputati il 9 febbraio: Adriano, con il suo numero «133», era stato tra i migliori e quella prestazione, che lo aveva fatto conoscere ai colleghi più famosi, gli sarebbe rimasta impressa nella mente, anche nel suo ultimo salto verso la morte.

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