Siracusa, assolti i tre magistrati: "E' la fine di un incubo"

SIRACUSA. «Per me è la fine di un incubo durato troppo tempo. Sono stato cacciato da Siracusa in maniera ignobile per fatti che non esistono racchiusi in un castello di accuse che sono il frutto di un lavoro durato svariati mesi e creato appositamente». C'è gioia per la sentenza di assoluzione con formula ampiamente liberatoria dalle ipotesi di abuso in atti d'ufficio legato ad alcune inchieste giudiziarie, i fatti non sussistono, ma c'è anche tanta amarezza nel commento rilasciato ieri sera, subito dopo la lettura del dispositivo da parte del gup del tribunale di Messina Monica Marino, dall'ex capo della Procura Ugo Rossi, coinvolto due anni fa nello scandalo dei «Veleni in Procura», trasferito per incompatibilità ambientale su provvedimento del ministro di Giustizia e assegnato come ”sostituto” al tribunale di Enna. «Sono stato allontanato - dichiara Rossi - come fossi un farabutto ma io ho tenuto duro continuando a lavorare nell'attesa di questo momento, cioè del verdetto di assoluzione che non lascia alcun dubbio sulla correttezza del mio operato». E rilancia l'ipotesi di un complotto ordito alle sue spalle. «È stata creata una costruzione fasulla - ha detto Rossi - ed è stata costruita una realtà virtuale. Alle spalle io vedo solo la ”macchina del fango" che ha lavorato per mesi ai miei danni. Soltanto un complotto può spiegare una simile trama ordita con appoggi nelle istituzioni. Ma questo è un argomento che affronteremo in un altro momento e nelle sedi opportune. A me basta avere dimostrato che non ho mai violato regole e ho sempre mantenuto nella conduzione delle inchieste lo stesso rigore». L'ex capo dell'ufficio del pubblico ministero sembra intenzionato ad andare avanti affinchè sia fatta piena luce sul presunto complotto di cui dichiara di essere rimasto vittima. «Tornerò battagliero come prima - dichiara Rossi -. Sono certo che la verità che si nasconde dietro la macchina del fango verrà fuori». Soddisfazione è stata espressa anche dall'ex capo dell'ufficio del pubblico ministero Roberto Campisi, e attuale sostituto applicato alla Procura, rimasto coinvolto nella vicenda in relazione ad un'inchiesta che ha riguardato il Catania Calcio. «Finalmente la giustizia che ho invocato e atteso è arrivata - commenta Campisi -. Si chiude una vicenda che ha condizionato pesantemente il mio operato e che mi ha leso come magistrato e come uomo». Altrettanto soddisfatto è il sostituto procuratore Maurizio Musco. «Finalmente una sentenza di un giudice - dichiara il piemme colpito anch'egli da un provvedimento di trasferimento per incompatibilità ambientale e attualmente assegnato alla Procura di Palermo - entra nel merito di una vicenda falsa e dichiara la verità sulla correttezza del mio operato. Tutte le accuse contenute negli undici capi d'imputazione sono le medesime accuse lanciate da due periodici contro i quali ho sporto altrettante querele per diffamazione che attendono da due anni di essere prese in considerazione». Il verdetto di assoluzione è stato formulato anche per l'ispettore Giancarlo Chiara, capo del Nictas, l'imprenditore Alessandro Ferraro e l'avvocato Piero Amara.

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