La tragedia di Noto, l’ambientalista: «Tutta colpa della cementificazione»

Siracusa, Archivio

NOTO. "I tre morti nel fiume Asinaro: una tragedia annunciata". Una frase sentita centinaia di volte, e non solo per il caso Noto. Una certezza, per l'ambientalista Paolo Tiralongo, dell'associazione naturalistica e culturale "Natura Sicilia onlus", che ha attribuito la responsabilità di quanto accaduto nella notte tra sabato e domenica scorsi "al cemento che sigilla in modo irreversibile la madre terra. La zona in cui è avvenuta la tragedia - annota Paolo Tiralongo - è il regno del cemento selvaggio: decine di case, abusive o con regolare concessione edilizia, hanno sventrato la collina. Appena un mese fa, in quello stesso quartiere, sulla base di segnalazioni di alcuni coraggiosi cittadini poi pesantemente minacciati, le Fiamme gialle di Noto hanno sequestrato un immobile costruito proprio sulle rive del fiume Asinaro. I materiali di risulta di quelle costruzioni - continua l'ambientalista - sono andati a finire nella "discarica-fiume", restringendone l'alveo e così determinando l'aumento della profondità e della velocità di scorrimento dell'acqua".
È fermo Tiralongo nella denuncia di fatti ed episodi che, alla luce dei rilievi eseguiti in quella zone, vanno bloccati con decisione e condannati. In questa battaglia, il naturalista si scaglia contro "alcuni dei cosiddetti tecnici (sacerdoti del cemento che dicono di non aver nulla a che vedere con l'abusivismo ma che non hanno mai denunciato nessuna casa irregolare) che, dopo aver distrutto la costa, vogliono continuare a sventrare le nostre colline, preferendo il denaro alla bellezza, l'asfalto al paesaggio, il caos edilizio all'armonia". Una pratica da interrompere. Per questo il rappresentate di "Natura Sicilia onlus" ha chiamato in causa direttamente il sindaco Corrado Bonfanti, chiedendogli di "fermare la cementificazione della campagna". E non solo: "Dev'essere impedita anche la trasformazione delle zone agricole in aree residenziali". Mentre c'è chi sollecita il costante monitoraggio delle zone del territorio che da decenni presentano situazioni di criticità sotto l'aspetto della tenuta idrogeologica. È il neo segretario del Pd Seby Ferlisi che, prendendo spunto proprio dall'ultimo tragico episodio che è costato la vita a due donne e una bambina di sette anni, ha chiesto al sindaco "l'apertura di un tavolo tecnico, con la partecipazione di esperti, ambientalisti e funzionari della Protezione civile, per fotografare l'attuale situazione. Una volta completato lo studio - suggerisce Ferlisi -, occorrerà trovare soluzioni adeguate per impedire il ripetersi di eventi di tale portata". Interventi a tutela dell'ambiente, ma soprattutto un deciso no alla galoppante cementificazione del territorio. "Le soluzioni ci sono già - ammonisce il sindaco Bonfanti -; con le modifiche alle norme tecniche di attuazione e al regolamento edilizio comunale, abbiamo dato serie e concrete risposte al processo di urbanizzazione delle zone agricole. La tutela del paesaggio agricolo è una nostra priorità, così come la lotta al cemento selvaggio".

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