Smaltimento dei rifiuti, ora 9 comuni del Siracusano rischiano il «collasso»

SIRACUSA. Nove comuni siracusani, tra cui anche il capoluogo, rischiano il rosso in bilancio per le conseguenze del conferimento dei rifiuti solidi urbani alla discarica catanese San Giorgio. Solo per la città capoluogo si ipotizza un costo aggiuntivo di circa 2 milioni di euro l’anno, determinato dalle spese di trasporto dei rifiuti. E non va meglio agli altri comuni dirottati nella discarica catanese: Cassaro, Ferla, Solarino, Sortino, Noto, Pachino e Portopalo. Un elenco destinato ad allungarsi se il centro rifiuti di Costa Gigia verrà definitivamente chiuso a metà marzo, senza possibilità di ampliamento. Una situazione dunque che diventa sempre più pesante e difficile da gestire. Sia sul piano economico, che igienico-sanitario ma anche procedurale. Basti pensare che allo stato ad occuparsi delle tematiche inerenti la gestione dei rifiuti nella provincia siracusana ci sono tre commissari. I commissari liquidatori dei vecchia Ato Siracusa 1 e Ato Siracusa 2, rispettivamente Enzo Giudice e Domenico Covato, e il commissario Giuseppe Castania chiamato a ”traghettare” la gestione rifiuti alla nuova ”Srr”, la società istitutiya dalla regione quale nuovo soggetto competente in materia. Sul piano operativo la Srr è in ritardo di sei mesi. Dopo una prima costituzione avvenuta nello scorso luglio infatti a causa di vizi procedurali legati alla registrazione del nuovo soggetto, la stessa è stata ricostituita. E così quella che doveva essere una ”scelta” operata per semplificare l’intera questione della gestione dei rifiuti si è trasformata in un ulteriore complicazione per i comuni ma soprattutto per i cittadini. Su cui a questo punto è chiaro andranno a ricadere i nuovi costi sul conferimento dei rifiuti in discarica. Da registrare poi che i commissari liquidatori devono ”recuperare” somme piuttosto significative dai comuni. Per l’Ato Sr1 si aggirano intorno ai 10 milioni, circa la metà per gli Ato Sr2. Nel frattempo è iniziata la corsa alla costituzione degli ”Ambiti di raccolta ottimali”.

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