«Umberto I» di Siracusa, caos al pronto soccorso Gli utenti: «Condizioni inaccettabili»

SIRACUSA. Qualcuno è arrivato alle 2 di notte e dopo 15 ore attende ancora di avere notizie, altri rinunciano e vanno in altri ospedali, qualche altro ancora dice di «sentirsi a Bombay». È stata l’ennesima giornata di passione e protesta quella vissuta ieri pomeriggio al pronto soccorso dell’ospedale «Umberto I». Al punto che gli utenti, esasperati, hanno anche chiesto l’intervento della polizia per denunciare quanto succede dentro e fuori il reparto. «Hanno uscito delle sedie da ufficio con le rotelle - racconta Ernesto Poidimani, uno degli utenti - per portare dentro i pazienti. A mia madre hanno fatto una flebo e hanno attaccato i fili a una maniglia della finestra. Quello che ho visto in questo pronto soccorso è veramente assurdo e vergognoso. In alcuni momenti uno pensa che probabilmente sarebbe meglio non venire e rivolgersi ad altri ospedali». I problemi, secondo quanto raccontato dagli utenti, vanno dai tempi di attesa all’organizzazione stessa del pronto soccorso. «Non me la prendo con i medici o gli infermieri - racconta Roberto Piazzese, anche lui in attesa da ore - ma con chi organizza il servizio. Non è accettabile che con decine di persone in fila ci siano solo due medici. Così non si può andare avanti. C’è gente che vaga tra i piani dell’ospedale senza capire dove deve andare, ma come si può tenere un reparto in queste condizioni?». Durissime anche le parole di Francesco Magnano, un altro degli utenti rimasto fuori dal pronto soccorso in attesa per ore. «Viste le condizioni - racconta Magnano - ci sono due possibilità, o chiudono questo pronto soccorso e dicono che il reparto in città non c’è oppure si decidano a farlo funzionare come si deve. Ma come si possono mettere a disposizione di decine di pazienti solo due medici?. Non mi sembra siano condizioni da ospedale europeo». In tanti hanno raccontato quanto vissuto, ai poliziotti arrivati al pronto soccorso nel pomeriggio. «Sono entrato nel reparto accompagnato da uno degli agenti - sostiene Giuseppe Mortellaro -, così ho potuto mostrargli mia madre messa su una sedia con la flebo ormai finita in attesa che qualcuno venisse ad aiutarla. Solo dopo l’arrivo della questura qualcuno si è mosso. Io mi chiedo chi è organizza questo reparto, di certo prima non funzionavano così male le cose».

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