Mafia, blitz a Lentini: arrestato boss del clan dei Tortoriciani e il fratello si suicida

LENTINI. La caccia ai boss latitanti è durata circa cinque anni. Gli investigatori erano alla ricerca dei fratelli Mignacca da quando i due avevano fatto perdere le loro tracce. E oggi il cerchio intorno a loro si è chiuso. Ma il blitz dei carabinieri del Gis in un covo nelle campagne di Lentini (Sr) dove si nascondevano i due esponenti di spicco del clan mafioso di Tortorici (Me), si è concluso nel sangue. Con l'arresto di Calogero Mignacca e il suicidio del fratello Vincenzino che si è sparato un colpo di pistola alla tempia. Erano stati entrambi condannati all'ergastolo con sentenze definitive per associazione mafiosa, omicidi, rapine, estorsioni ed altri reati. L'operazione è stata condotta dai reparti operativi del Gis di Messina e Catania, coordinati dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Messina.  Concitate le fasi del blitz dei carabinieri dei gruppi di intervento speciale, che dopo avere circondato il casolare hanno più volte intimato ai Mignacca di arrendersi prima di fare irruzione nel covo sfondando la porta di ingresso e immobilizzando Calogero che aveva una pistola. Vincenzino, che si trovava in un'altra stanza, alla vista dei militari coperti dagli scudi protettivi si è ucciso.  I due figuravano nella lista dei 30 più pericolosi latitanti in Italia. Indicati dagli inquirenti come esponenti di spicco e killer del clan dei Tortoriciani, sono stati condannati a diversi ergastoli. L'ultima sentenza era divenuta definitiva il 25 luglio 2008, quando si erano resi irreperibili. Originari di Montalbano Elicona, un paesino dei Nebrodi, inizialmente allevatori poi titolari di una impresa di materiale edile, erano stati protagonisti di un'ascesa criminale inarrestabile. I Migliacca erano stati condannati, tra l'altro, come esecutori materiali dell'uccisione di Maurizio Vincenzo Ioppolo, indicato come «esattore» delle tangenti per conto del clan dei Bontempo Scavo nella zona di Brolo. Gli investigatori avevano dato la caccia ai due latitanti sui Nebrodi, in Calabria e nel siracusano, dove oggi sono stati individuati. Gli investigatori ritengono che i ricercati possano aver avuto delle coperture da parte di pastori della zona. Oltre alle due pistole i militari hanno sequestrato nel covo altri due fucili. Il casolare, con i muri non ancora intonacati, era molto spartano; i carabinieri lo stanno perquisendo alla ricerca di elementi utili alle indagini. «Si tratta di un altro grande successo della squadra Stato - ha affermato il ministro Alfano - che punta al controllo, in termini di sicurezza, del territorio, intensificando la lotta al crimine organizzato. Ma in questa occasione, se esprimo soddisfazione per l'arresto di uno dei due latitanti - ha aggiunto Alfano - provo profondo dispiacere per il gesto di disperazione compiuto dall'altro che, al momento dell'irruzione, si è tolto la vita». Soddisfatto anche il presidente nazionale della Fai, Federazione delle associazioni antiracket e antiusura nazionale Giuseppe Scandurra che sottolinea: «Siamo certi che questa operazione rappresenti un'importante rassicurazione per gli operatori commerciali e i cittadini dei Nebrodi e della zona tirrenica del messinese dove operavano i fratelli Mignacca».

© Riproduzione riservata

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook
  • Seguici su
X