Sversamenti dell'Isab, i campioni affidati all’Arpa

Siracusa, Archivio

SIRACUSA. La Procura ha aperto un’inchiesta sugli sversamenti di idrocarburi che si sono registrati nella raffinerie dell’Isab.
Sotto osservazione ci sono i giorni in cui nella zona industriale c’è stato maltempo: gli inquirenti sospettano che, in occasione delle piogge, si siano registrate strane perdite di prodotto. Serviranno delle verifiche prima di giungere ad una conclusione del genere ma si tratta di un’ipotesi di lavoro abbastanza solida e su questo percorso, piuttosto accidentato, camminano gli agenti del commissariato di polizia di Priolo e di Ortigia, che, nei giorni scorsi, hanno posto sotto sequestro un’area di circa 1500 metri quadrati, ricadente nella raffineria Isab Nord.
Sono state rinvenute tracce di idrocarburi ma si attenderà l’esito delle analisi dei tecnici dell’Arpa, agenzia regionale per la protezione ambientale, per avere un responso definitivo su quei campioni prelevati dagli investigatori. Sono 4 le persone finite sotto i riflettori del magistrato Magda Guarnaccia, a capo dell’inchiesta: due dipendenti del colosso petrolifero ed altrettanti di una società, la «Priolo servizi».
Gli impiegati dell’Isab sono accusati di scarico di rifiuti non autorizzato, gli altri, invece, di non aver comunicato la perdita del prodotto alle autorità per la sicurezza, tra cui la Prefettura.
Gli inquirenti, però, sono interessati alle cause dello sversamento di idrocarburi ed all’individuazione dei responsabili. Per questo motivo, gli agenti del commissariato di Priolo hanno iniziato a sentire il personale dello stabilimento, dagli operai ai capi turno, in modo da avere maggiori informazioni sulla vicenda.
Non sarebbero ancora finiti gli interrogatori della polizia, che si sta muovendo su più fronti nella zona industriale, nel tentativo di svelare se esiste un’unica matrice dietro ad alcuni presunti casi di inquinamento. L’input è stato dato, qualche mese fa, dai residenti di Città Giardino, allarmati dopo la scoperta della presenza di carburante in alcuni pozzi, tra cui diversi abusivi. Per questa vicenda, è finito sotto inchiesta il sindaco di Melilli, Pippo Cannata, accusato di omissione di atti d’ufficio per non aver disposto un’ordinanza che prevedesse la chiusura quelle cisterne inquinate.
Il problema, anche in questo caso, è individuare l’origine dell’inquinamento, perchè, di certo, gli idrocarburi non sono arrivati senza che qualcuno non glieli abbia spinti. Il nodo, per la Procura, resta questo ma cosa più complessa è dimostrarlo.

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