I pozzi contaminati a Città Giardino Melilli, indagato il sindaco Cannata

L’accusa è di non aver adottato una misura a tutela della salute pubblica. Il primo cittadino: «Nessuna omissione»

SIRACUSA. Sostiene di aver lavorato per la salute dei melillesi ma dovrà difendersi dalle accuse della polizia per non aver disposto la chiusura dei pozzi che hanno provocato l’inquinamento da idrocarburi della falda acquifera. Il sindaco Pippo Cannata ha ricevuto ieri mattina un avviso di conclusioni indagini per omissione di atti d’ufficio e le motivazioni degli inquirenti sono piuttosto gravi: «Al sindaco viene contestato di aver omesso di adottare un provvedimento urgente a tutela della salute pubblica, nonostante i reiterati inviti delle competenti autorità» fanno sapere dalla Questura di Siracusa. L’indagine, condotta dagli agenti del commissariato di Priolo al comando del dirigente Fabrizio Fazio, è nata nel novembre dello scorso anno dopo la denuncia di una residente della frazione di Città Giardino che scoprì tracce di idrocarburi in un pozzo, come poi accertato dai campionamenti disposti dalla Procura, che, nel corso di questi mesi, ha sequestrato una decina di cisterne, diventate dei veri serbatoi di benzina. La vicenda è anche finita sui tavoli della Prefettura e della Provincia per individuare la soluzione ad un problema che mette a forte rischio la salute dei residenti. I proprietari dei pozzi hanno, dunque, potuto prelevare acqua al sapore di benzina, allargando, secondo gli inquirenti, il fronte di inquinamento della falda. Se si fosse messo un «tappo» alle buche, forse la situazione sarebbe meno grave di come adesso la polizia la descrive. «Le autorità interessate rilevavano - spiegano dalla Questura - la contaminazione delle falde acquifere in terreni cadenti nel comune di Melilli ed invitavano ripetutamente il sindaco ad emettere un provvedimento di interdizione del prelevamento dell'acqua dei pozzi presenti nella zona contaminata». Per gli inquirenti, il sindaco Pippo Cannata ha delle responsabilità precise ma lui si difende dalle accuse. «Se c’è un primo cittadino - dice Pippo Cannata - che ha sempre avuto a cuore le sorti della sua comunità questo sono certamente io. Voglio dire che l’ordinanza era stata preparata, dunque non c’è stata alcuna omissione. Anzi, devo ammettere che sono rimasto vittima di certi ostruzionismi, che ci hanno fatto perdere del tempo». I pozzi censiti, quelli che contengono tracce evidenti di idrocarburi, sono una ventina ma sia gli inquirenti sia la stessa amministrazione comunale sono certi che ce ne siano di più. Si tratta di cavità abusive, realizzate senza alcuna autorizzazione. «A nostra difesa - spiega il sindaco del comune di Melilli, Pippo Cannata - va detto che l’area interessata è abbastanza vasta ed è stato necessario un lavoro certosino con i dipendenti dell’ufficio del catasto per individuare questi pozzi».
GA. SC.

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