«Contrae l’epatite in ospedale»: sì al risarcimento

SIRACUSA. Aveva contratto l’epatite a seguito di una trasfusione all’«Umberto I» ma la giustizia ha impiegato 30 anni per dare ragione ad un operaio, che riceverà un risarcimento di 374 mila e 344 euro. Una sentenza che mette fine ad una vicenda drammatica, iniziata dopo un incidente sul lavoro della vittima, trasferita all’ospedale di via Testaferrata per essere curata. Aveva perso molto sangue, costringendo i medici a compiere una trasfusione che da un lato ha salvato la vita all’operaio ma dall’altro gli ha provocato l’epatite. La sua è stata una battaglia legale molto lunga, curata dal suo legale, Angelo Spicuglia, che non ha smesso mai di credere nel successo. «Voglio precisare - dice il legale dell’operaio - che si tratta di una sentenza definitiva e per questo possiamo dire di aver incassato una vittoria senza appello». I danni dovrà pagarli il ministero della Salute, come stabilito dalla sentenza. «Sussiste - si legge nella sentenza del tribunale di Siracusa - la responsabilità contrattuale del ministero convenuto per i danni dedotti in giudizio avendo la difesa dell’attore dimostrato gli elementi costitutivi dell’illecito civile. Il nesso di casualità tra le emotrasfusioni e le patologie occorsegli può dirsi dimostrato, in quanto la Ctu svolta nel presente giudizio ne accerta con chiarezza metodologica la sussistenza. La Ctu, - si legge ancora nella sentenza dei giudici del tribunale - in realtà, è un’ulteriore conferma di quanto già rilevato dalla Commissione medica ospedaliera che aveva riconosciuto tale nesso di causalità. La colpa della pubblica amministrazione rimane al riguardo integrata in ragione delle violazione dei comportamenti dovuti di vigilanza e di controllo».

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