Avola, uccide la moglie e poi si toglie la vita

Siracusa, Archivio

AVOLA. Ha parcheggiato la sua Ford Focus davanti all’abitazione della madre di sua moglie. Poi è sceso imbracciando un fucile a canne mozze ed ha fatto fuoco. Due colpi precisi: uno contro la donna che aveva deciso di lasciarlo e l’altro contro se stesso. Si è consumata ieri sera poco dopo le 21 in via Vivaldi, ad Avola, in provincia di Siracusa, l’ennesima tragedia della gelosia.


Antonio Sebastiano Mensa, 58 anni, ha prima sparato contro la moglie, Antonella Russo, 48 anni, colpendola al collo, e subito dopo ha rivolto l’arma, che non deteneva legalmente, contro di sè. Si è consumato in pochi minuti quel progetto folle che, forse, avrebbe covato da tempo. Da quando, probabilmente, la donna aveva deciso che quella lunga storia d’amore si era trasformata in un incubo e aveva voluto la separazione. Per questo Antonella Russo era tornata a vivere a casa della madre. Una scelta che nel marito, gommista, conosciuto da tutti come una persona mite, avrebbe fatto scattare un’esasperazione culminata nel sangue.


Gli agenti del commissariato di polizia di Avola, guidati dal dirigente Marcello Castello, non c’hanno messo molto a capire come è andata questa tragica vicenda. Antonio Mensa lo conoscevano bene da tempo, perchè l’officina nella quale l’uomo lavorava da una vita è poco distante dagli uffici della polizia, in via Siracusa all’ingresso di Avola. Quando sono arrivati sul luogo dell’omicidio-suicidio c’è stato solo il tempo di mettere in atto un disperato tentativo di salvare la donna. Il colpo l’avrebbe raggiunta al collo devastandola.
Il personale del «118» l’ha trasportata a sirene spiegate all’ospedale «Di Maria», dall’altra parte della città, ma la vittima dell’agguato è spirata pochi momenti dopo.


Sull’asfalto di via Vivaldi, invece, è rimasto il corpo dell’uomo, appena accostato all’auto con cui era arrivato nel luogo dove, secondo una prima ricostruzione dei fatti, avrebbe scorto la moglie con la suocera, proprio all’esterno dell’abitazione. Stavano sedute fuori, in una zona abbastanza tranquilla, nel centro storico della cittadina, al quartiere Qualleci.
Così lo hanno trovato gli inquirenti ed il medico legale Giuseppe Caldarella che ha effettuato la prima ispezione cadaverica su disposizione del pubblico ministero Giancarlo Longo. Poi il corpo dell’uomo è stato portato all’obitorio dell’ospedale di Avola.


Pochissimi dubbi sulla dinamica dei fatti, confermata anche dalla testimonianza della madre e della sorella di Antonella Russo. Loro, le due donne rimaste sotto choc per quegli istanti che hanno stravolto la loro famiglia, hanno visto sotto i loro occhi le scene di un agguato senza scampo. Quando l’uomo ha estratto l’arma, un fucile calibro 12, in pochi istanti è scoppiato l’inferno. Non avrebbe mormorato nulla, avrebbe dato voce alla sua rabbia solo col piombo di quell’arma che era riuscito a procurarsi senza averne diritto. Un elemento, quest’ultimo, su cui stanno lavorando gli uomini del commissariato di polizia per verificare chi può aver favorito in qualche modo l’uomo nel realizzare il suo piano assassino. La coppia, che fino a poco tempo fa viveva unita nell’abitazione di famiglia di via Orsini, lascia tre figli, uno dei quali minorenne.


IL FIGLIO DI 4 ANNI ASSISTE ALL’OMICIDIO E DA’ L’ALLARME. La tragedia di Avola si e' consumata alla presenza del figlio di 4 anni della coppia, che era con la madre Antonella Russo in attesa di uscire con il padre. Alla base del gesto ci sarebbe stata la decisione della moglie di separarsi. Non appena la donna ha visto il marito imbracciare l'arma, ha allontanato il piccolo, che si e' andato a nascondere tra alcuni cespugli. E' stato lui a dare l'allarme dopo che si era consumata la tragedia gridando: ''Papa' ha ucciso la mamma''.


E' stato allora che è accorsa la sorella della vittima, di 44 anni, che dopo aver visto il corpo della congiunta davanti all'uscio di casa, ha tentato di disarmare il cognato che le puntava alla gola l'arma, e lo ha sfidato dicendo ''Sparami, sparami''. Antonio Mensa a questo punto ha rivolto l'arma su di se' e si è sparato uccidendosi all'istante. Contrariamente a quanto reso noto in un primo momento l'omicidio non è avvenuto mentre la vittima era in balcone ma sulla soglia dell'abitazione. Il marito sarebbe dovuto uscire con il figlio minore - la coppia ha altri due figli, due femmine di 18 e 22 anni - ma all'appuntamento Antonio Mensa è andato armato. Non appena la moglie gli si è presentata davanti ha fatto fuoco colpendola alla gola. La donna è morta sul colpo ma i parenti hanno lo stesso voluto chiamare una ambulanza. All'arrivo in ospedale i medici non hanno potuto che constatarne il decesso.


L'arma, un fucile semiautomatico calibro 12 con la matricola cancellata e caricato a pallettoni, è stata sequestrata dagli agenti del commissariato di polizia di Avola, che indaga sulla sua provenienza. La settimana scorsa la vittima, che si occupava delle pulizia in una clinica, era andata dai carabinieri per denunciare il marito, un gommista, per stalking. Indagini sono in corso da parte della polizia anche per accertare se l'uomo abbia lasciato un messaggio per annunciare il suo gesto.


DON DI NOTO: TRISTE E ADDOLORATO. «Addolorano queste tristi e tragici eventi di morte, possa la misericordia di Dio e la pietà umana consolare i figli, aiutare a superare il lutto, a interrogarci per superare i conflitti con i dialogo costruttivo. La vita deve essere vissuta e non annientata. Nessun evento, anche se negativo deve generare tale violenza disumana. Con questi gesti ci perdiamo tutti». Don Fortunato Di Noto, parroco della Madonna del Carmine di Avola e fondatore di Meter commenta così l'omicidio e suicidio di Avola. «È il segnale di una società profondamente crisi - continua don Di Noto - dove la
conflittualità non si sa gestire. Una vicenda che ci interroga, queste nuove emergenze nelle relazioni affettive in crisi, che hanno anche incidenze nei rapporti patrimoniali, impone un
impegno per potenziare i luoghi di mediazione e di protezione. Un pensiero va ora ai figli: possano trovare pace e una società disposta a mettersi in gioco con aiuti concreti».

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