Immigrazione nel Siracusano, lanciato l'allarme: "Pochi uomini per questa emergenza"

SIRACUSA. Uno «pseudo centro di accoglienza» dove si vive «in costante emergenza». I continui sbarchi di migranti, sia in città che a Portopalo, stanno mettendo a dura prova le forze dell’ordine e soprattutto il centro di accoglienza «Umberto I» alla Pizzuta dove, come denunciato più volte nei giorni scorsi, ci sono enormi disagi. E a scontare questa situazione ci sono proprio gli stessi uomini delle forze dell’ordine. A lanciare l’allarme è il segretario provinciale del Sindacato italiano unitario dei lavoratori della polizia, Mario Ferrini. «Esprimiamo viva preoccupazione - ha dichiarato Ferrini - per il modo in cui le autorità competenti stanno gestendo la nuova ondata di sbarchi sulle nostre coste». A tenere in allarme è anche il rapporto tra il numero dei migranti e quello degli agenti impiegati per controllarli. Un numero nettamente inferiore per le forze dell’ordine. «Le risorse di uomini e mezzi utilizzati in queste circostanze - ha dichiarato il segretario provinciale del ”Siulp” - non sono sufficienti per affrontare un così elevato numero di arrivi». A tutto questo si aggiungono le condizioni del centro «Umberto I». E su questo punto, Ferrini è molto duro. «È uno pseudo centro di accoglienza - dice l’esponente dell’organizzazione sindacale - non censito ufficialmente ma che nei fatti esiste. Una struttura che non è assolutamente adatta ad ospitare un così alto numero di persone». Il risultato, secondo quanto sostiene Ferrini, ”sono situazioni al limite della vivibilità”. «Al suo interno vi sono ospitati uomini, donne, bambini, di varie etnie - continua il sindacalista -, c’è un solo bagno, spesso allagato ed è anche difficile controllare queste persone dal punto di vista sanitario». La gestione dei momenti successivi all’arrivo sulle nostre coste di fatto è da rivedere secondo l’esponente del «Siulp». «È quella la parte difficile ma anche quella che lascia maggiormente perplessi - sostiene Ferrini - o si cambia completamente la gestione di questo aspetto, con l’apertura di un nuovo centro, oppure quello attuale va chiuso perchè non ci sono le condizioni per tenerlo aperto».

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