Noto, salvato un «tesoro» di arte sacra Al Santissimo Crocifisso c’è l’Ecce Homo

NOTO. Il cuore antico e più autentico del Santissimo Crocifisso, il più grande edificio religioso di Noto Alta, è tornato a splendere. Lo ha fatto con il restauro del busto ligneo dell'Ecce Homo, opera del Cinquecento arrivata nell'attuale città dall'antica Noto, circondata da dirupi e valli, e distrutta dal terremoto del gennaio 1693.
Dopo un accurato intervento durato più di sedici mesi ed eseguito dall'esperto restauratore Serafino Bauso - l'operazione è stata finanziata dalla Provincia -, l'opera d'arte è tornata nella chiesa progettata nei primi decenni del Settecento da Rosario Gagliardi, all'interno della quale si trovano altri capolavori, tra cui la Madonna Bianca di Francesco Laurana e la croce in oro del 1746 al centro della quale si trova una piccola teca che custodisce una pittura su legno raffigurante il Cristo, recuperata a Noto Antica e attribuita a San Luca. Capolavori d'arte che stamani, giorno di festa, sarà possibile ammirare. "E' un'opera di struggente bellezza e di alto valore artistico, molto venerata durante il periodo liturgico della quaresima: proprio per questo la nostra è la chiesa dedicata al mistero della Passione di Cristo", dice don Paolo Trefiletti, che dal momento del suo arrivo nella chiesa del Crocifisso ha indirizzato la sua attenzione al restauro delle opere d'arte in essa conservate. "Conoscere i tesori che abbiamo ricevuto dai nostri padri significa imparare a custodirli e a difenderli dagli attacchi della dimenticanza, della superficialità e della banalizzazione". E don Trefiletti rilancia la sua azione: "Salvaguardare, esaltare e custodire le opere di pregio che accrescono il valore della nostra chiesa: anche questo è un nostro dovere". Il restauro e la conservazione dell'opera d'arte, che ha anche un alto valore spirituale, nelle parole del restauratore: "l'accurato intervento eseguito ha restituito al manufatto il giusto equilibrio tra opera scultorea e policromia, attuando solo una "minima ingerenza" per salvaguardare l'immagine e il suo tempo vita". Ma Serafino Bauso ha anche approntato una scheda, quasi un promemoria da lasciare ai posteri e da tenere in debita considerazione per i futuri restauri indicando "le indagini diagnostiche e chimiche necessarie per dare certezza della presenza della policromia originale, soprattutto sul volto, e della pulitura da eseguire in totale sicurezza".  

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