Lo sbarco di 39 clandestini, ricostruite le tappe del viaggio: 3 egiziani in cella

SIRACUSA. Uno era al timone del barcone, l’altro indicava la direzione, il terzo, invece, era addetto al motore. I tre scafisti arrestati dagli agenti della Squadra mobile sono stati identificati dai 36 stranieri, tutti quanti egiziani, che sono stati interrogati nelle ore successive allo sbarco avvenuto domenica al Porto Grande. Sono in carcere, accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, Hamid El Shouk Hamid, 33 anni, Mustafa Ali Mohamed, 23 anni, e Gamil Ismail Shaban, 18 anni,originari dell’Egitto, che avrebbero provato a confondersi tra i loro connazionali, tra cui 17 minori, per sfuggire all’arresto.
Le indagini, che sono state condotte insieme al Gruppo interforze della Procura ed alla Guardia di finanza, hanno permesso di ricostruire tutte le fasi del viaggio, iniziato dal porto di Alessandria D’Egitto, da cui è salpata l’altra imbarcazione arrivata in città 48 ore prima. Potrebbe non trattarsi affatto di una coincidenza, anzi il sospetto è che dietro questi due sbarchi ci sia una stessa organizzazione criminale, probabilmente egiziana. Anche i prezzi pagati dai clandestini sarebbero più o meno gli stessi, dai 3 mila ai 5 mila euro, l’unica differenza è che nello sbarco di venerdì scorso a bordo c’erano anche dei siriani ed un algerino. Frattanto, ieri è scappato da un centro di prima accoglienza della città un gruppo di immigrati, che, temendo di essere rispedito nel paese di origine, ha scelto, per disperazione, di allontanarsi, confidando di non essere rintracciato e magari girare clandestinamente in Italia con l’obiettivo di ricongiungersi al proprio nucleo familiare che vive in un altro paese dell’Unione Europea. In Francia, soprattutto c’è una forte comunità egiziana e lo scorso anno, con i primi sbarchi, carabinieri e polizia scoprirono che molti nordafricani consideravano la Sicilia non un punto di arrivo ma solo la porta per mettere poi piede nel cuore dell’Europa. Una parte di questi fuggitivi è stata acciuffata dalla polizia mentre continueranno oggi le ricerche degli altri ma è solo una questione di tempo. Senza soldi e privi di documenti sarà difficile se non impossibile reggere la ”latitanza”. Gli egiziani saranno comunque rimpatriati e già una buona fetta di loro è nel loro paese: una beffa, dopo aver speso i risparmi di una vita per quella traversata in mare.  

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