Avola, niente soldi per i precari: «La Regione si è dimenticata di noi»

Il grido di protesta dei lavoratori del Comune.I 123 «Asu» da ben tre mesi non ricevono lo stipendio
Siracusa, Archivio

AVOLA. «Non percepiamo dal mese di dicembre scorso quel misero sussidio di disoccupazione che ci spetta. Siamo esasperati, stanchi e allo stesso tempo sempre più scoraggiati. Giornalmente non facciamo altro che telefonare ai vari uffici della Regione Sicilia per avere notizie in merito all'erogazione delle spettanze arretrate, venendo sballottarti telefonicamente da un ufficio all'altro, da un dipartimento all'altro con un conseguente rimpallo di responsabilità. Adesso è arrivato il momento di dire basta. A circa tre mesi esatti di distanza al Comune di Avola per i 123 lavoratori precari Asu (Attività Socialmente Utili) si ripresenta in maniera sempre più pesante il problema dei pagamenti delle indennità, al punto che da ben tre mesi gli stessi precari non hanno ricevuto neppure una mensilità dalla Regione il cui problema pare sia da addebitare a motivi di cassa dell'ente. Senza che a Palermo si tenga conto che con la misera indennità ci vivono decine di famiglie. Lavoratori che sembrano a questo punto costretti a restare fprecari a vita. «Siamo persone adulte che ogni giorno ci rechiamo sul posto di lavoro a svolgere le più svariate mansioni, e nessuno dei soggetti politici sa aiutarci, indirizzarci per capire il perché di questi continui e assurdi ritardi nei pagamenti - dicono nel loro amaro sfogo i precari Asu del Comune -. E come se non bastasse il prossimo mese siamo nuovamente al punto di partenza. Infatti il 30 aprile scade la proroga e di conseguenza scade anche la nostra assicurazione Inale la convenzione della Regione con l'Inps. Quindi si dovrebbe riattivare l'iter burocratico e nel frattempo noi lavoratori rimaniamo mesi ad aspettare il rinnovo del contratto. E la politica cosa fa? Se i politici hanno mediato proposte valide per la soluzione di questi nostri problemi - concludono i precari - che ci rendano partecipi. Nell'attesa noi aspettiamo di capire cosa ne sarà del nostro futuro». 

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