Noto, umidità nella chiesa restaurata: a rischio il «tesoro» di San Domenico

Il sindaco Bonfanti: «Non siamo i proprietari né i gestori dell’immobile, ho scritto al prefetto per l’affidamento»
Siracusa, Archivio

SIRACUSA. Bella a vedersi, ma solo dall'esterno, dopo che interminabili lavori di restauro hanno restituito l'antica anima a quella chiesa che sorge dietro la villetta di Ercole. Bella a vedersi, ma non all'interno dove, rimosse le impalcature, ad avvolgerla ora sono le polemiche. La più pura e compiuta realizzazione del barocco netino, la chiesa di san Domenico, è al centro di scontri. Ancora prima d'essere riaperta, nonostante i diversi milioni di euro spesi, è aggredita dall'umido e da infiltrazioni d'acqua. «Non siamo noi i proprietari dell'immobile che rientra nel patrimonio dello Stato, nel Fondo Edifici di Culto del ministero dell'Interno - sbotta il sindaco di Noto Corrado Bonfanti - tuttavia, la nostra battaglia è per l'immediata riapertura e contestuale valorizzazione del monumento. Ma il nostro intervento è indiretto. Malgrado ciò ho richiesto il fascicolo del cantiere per accertare eventuali responsabilità. È assurdo che un tale edificio, ancora da aprire, sia già carico di umido, mentre le infiltrazioni hanno provocato seri danni». Salvare il salvabile: Bonfanti non ci sta proprio a vedere il portone di quell'edificio, che si staglia di fronte al Teatro comunale, sbarrato. Pensare ai danni che, nell'efficienza generale, continuano ad accumularsi all'interno dell'opera realizzata da Rosario Gagliardi, lo irrita. Per questo si è fatto promotore di una iniziativa. Ha scritto al prefetto per chiederne l'affidamento. «In attesa che si risolva nel suo complesso tutta la problematica - afferma - la mia proposta serve a sottrarre a nuovi e più irreparabili danni l'edificio che potrebbe essere destinato a museo considerato che in tale veste - tra il 2003 e il 2004 ha ospitato i mosaici della villa romana del Tellaro - ha funzionato». Sistemazione, riapertura e fruizione: un'idea che affascina il sindaco di Noto. «In occasione della consegna dell'impianto di illuminazione ci siamo resi conto che l'immobile ha bisogno di nuovi e urgenti interventi». E qui la situazione si complica. Notevolmente. Chi deve intervenire? Con quali fondi? Il monumento è stato assegnato alla diocesi di Noto per lo svolgimento di attività di culto, ma la stessa non ne ha mai avuto la disponibilità. È una situazione grottesca - dice Bonfanti - il Comune, seppure non direttamente coinvolto, si batte per la restituzione del bene alla collettività. Ma non abbiamo alcun titolo: non siamo né proprietari né gestori». E intanto i danni avanzano.

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