Consorzio Ias, Manzella all’attacco Presentato un esposto in Procura

L’ex presidente contesta la decisione di «silurarlo». E indica tra i motivi i tagli alle consulenze

PRIOLO. Il caso «Ias» al vaglio della Procura. Si articola in 26 punti l’esposto depositato da Claudio Manzella, l’ultimo presidente del consorzio che gestisce il depuratore consortile della zona industriale. Manzella, ”disarcionato” dal direttore generale dell’Irsap, Salvatore Pirrone, che nell’assemblea dei soci del 16 ottobre rimise in discussione la nomina contestando il suo operato, passa al contrattacco. Ritiene di essere ancora lui il presidente del consiglio di amministrazione di «Ias» e si è presentato a Palazzo di Giustizia per raccontare la sua verità ed i veri motivi che avrebbero inibito ”in maniera violenta” la prosecuzione del suo mandato. Perchè i rilievi di Manzella hanno a che fare con la forma, quando denuncia ”verbali di assemblea riscritti almeno 4 volte e differenti di volta in volta, omettendo di trascrivere la mancanza di delega del rappresentante Irsap”, ma anche con la sostanza. Sì, perchè accredita la scelta di silurarlo ai suoi atti da presidente di «Ias». E il primo in elenco riguarda il ”taglio di consulenze tecnico-legali per 200 mila euro” all’anno ”affidate, oltre la soglia, in maniera illegittima (in essere da oltre 8 anni)”. C’è, poi, la ”rinuncia all’autista (il dipendente è stato inserito in turno); la revoca del segretario; la revoca del consulente fiscale (in essere da circa 30 anni)”. Tagli dolorosi che, secondo Manzella, avrebbero fatto saltare vecchi equilibri all’interno del consorzio. Nell’elenco di punti che Manzella snocciola nel suo esposto alla Procura pesano ”la verifica dei contratti e fornitori e durata (in tal caso di sono utilizzati sempre gli stessi fornitori per numerosi anni senza alcuna rotazione)”; la richiesta di verifica sullo smaltimento dei fanghi industriali prodotti dal ciclo di depurazione e che farebbe segnare 18 mila tonnellate in più, per un ”valore dello smaltimento di oltre 4 milioni di euro”. Così come la richiesta di verifica delle procedure e dei pagamenti per l’appalto da 65 milioni di euro per lo smaltimento dei fanghi. O, ancora, una richiesta di chiarimenti e verifiche di alcune parcelle. Dopo l’uscita di Manzella dal consiglio, in cui era stato indicato col placet dell’ex deputato regionale Nuccio Cappadona, non è stato ancora indicato dall’Irsap il nome del nono componente del consiglio. La gestione, però, è di fatto passata al vicepresidente Turi Raiti, l’esponente del Pd che era già stato al vertice del consorzio e a cui si sono sommati i voti dei 4 rappresentanti delle imprese private. Perchè di mezzo, in «Ias», ci sono la politica, nel cda siedono cinque rappresentanti di parte pubblica, è l’industria, le imprese del Petrolchimico hanno quattro consiglieri ed è per questo che in un consorzio chiamato ”semplicemente” a gestire un depuratore, l’attenzione è sempre stata alta. Anche nei dettagli e Manzella chiude il suo esposto con l’auspicio di una verifica dell’affidamento ”ad una società, per quanto riguarda le visite mediche dei lavoratori, circa 39 mila euro per un anno che su 60 dipendenti circa equivale ad una media di 600 euro al mese a dipendente, mentre normalmente nelle società private si paga intorno a 90 euro per singola visita almeno due volte l’anno”.

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