Antiracket, una marcia contro il pizzo

La manifestazione attraverserà la città da corso Matteotti a corso Gelone, Paolo Caligiore: «Sensibilizzare i commercianti a denunciare»

SIRACUSA. Faranno il «porta a porta», da corso Matteotti fino al corso Gelone, per convincere i commercianti, uno ad uno, che il racket delle estorsioni si batte con le denunce e non con l’omertà. La marcia anti pizzo, che partirà martedì 4 dicembre alle 9,30, sarà guidata dalle associazioni provinciali antiracket, dal prefetto Renato Franceschelli, dai rappresentanti delle forze dell’ordine, dalle categorie economiche e dai vertici istituzionali della provincia.

La manifestazione, dal titolo «Per un Natale antiracket», è organizzata dal «Fai», la federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane, e si concentrerà nel Sud Italia, in Campania, in Puglia, in Calabria ed in Sicilia. Sono 100 le città coinvolte nell’iniziativa. In provincia oltre al capoluogo delle iniziative verranno realizzate a Sortino, Palazzolo, Francofonte, Pachino e Lentini.

Ieri mattina, al palazzo della prefettura, in piazza Archimede, il rappresentante del Governo, Renato Franceschelli, che tra poche settimane lascerà la città per assumere un incarico a Roma, ed il coordinatore provinciale delle associazioni antiracket, Paolo Caligiore, hanno presentato la manifestazione ma è stata soprattutto l’occasione per lanciare, ancora una volta, un messaggio alle vittime del pizzo.

«I fatti dicono - spiega il coordinatore delle associazioni antiracket, Paolo Caligiore - che chi denuncia non subisce più estorsioni. Del resto, le forze dell’ordine fanno un lavoro straordinario ed i risultati sono piuttosto evidenti, come dimostrano le recenti operazioni, in particolare quella della polizia a Noto, culminata con l’arresto di tre esponenti della malavita, che avevano messo sotto torchio un commerciante. Questo ci dimostra che la mafia, ormai, non si accontenta più di prendere i soldi dai commercianti o dagli imprenditori, anzi capita sempre più spesso che intende sottrargli l’attività. È un modo per inquinare il mercato e va a danno di chi vive onestamente. La nostra economia rischia di essere contaminata da aziende in odore di mafia e questo non lo dobbiamo permettere».

Le associazioni antiracket, come accade a Palermo con «Addipizzo», premono perchè i consumatori possano sapere quale aziende non sono ”inquinate” dal pizzo con l’obiettivo di favorirle, acquistando da loro. Da qui lo slogan, voluto dal presidente del «Fai», Tano Grasso, «Pago chi non paga». «È comprensibile la paura - dice il prefetto, Renato Franceschelli - da parte delle vittime ma devono sapere che accanto a loro ci saranno sempre le forze dell’ordine e le associazioni antiracket. I risultati che si ottengono con le denunce sono importanti. Del resto chi vive di pizzo, prima o poi paga il conto con lo Stato».

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