Assistenza ai disabili a rischio, Giardina: intervenga Crocetta

Appello del presidente regionale dell’associazione per i tagli al settore e ai servizi
Siracusa, Archivio

SIRACUSA. Un incontro con il presidente della Regione Rosario Crocetta perché si registrano troppi tagli al settore sociale e non ci sono affatto garanzie in Sicilia per i servizi alle persone con disabilità.

Il presidente dell’Anffas Sicilia, Giuseppe Giardina lancia un appello al nuovo governo regionale, a causa dei grossi disagi che da mesi ormai si stanno verificando per la mancata programmazione della legge 328, con le risorse che mancano per l’attuazione dei piani di zona e soprattutto per i progetti da portare avanti nei comuni per le persone con disabilità, ma anche per gli anziani e per quanti hanno bisogno di assistenza.

La programmazione è in scadenza a fine dicembre, ma per la prossima triennalità ancora non è stato definito nulla. «Chiediamo un incontro al presidente Crocetta – spiega Giardina - entro e non oltre il 26 novembre per esporgli i gravissimi disagi che vivono le persone con disabilità e le loro famiglie e per la precarietà lavorativa che si è determinata nella compagine che si occupa di loro a causa degli indiscriminati tagli attuati nella spesa sociale e per l’impossibilità di una concreta programmazione dei servizi».

I problemi, infatti, riguardano anche le difficoltà nei pagamenti alle cooperative che si occupano di servizi nel sociale e dell’assistenza ai pazienti. Molte di loro non vengono pagate da gennaio a causa dei tagli. L’Anffas sta preparando, quindi, una piattaforma programmatica da proporre al presidente, e anche una mobilitazione generale del settore in tutte le province della Sicilia.

«Siamo per il dialogo non per la protesta – ribadisce Giardina – ma non c’è tempo da perdere, in assenza della parte politica nei mesi scorsi non abbiamo avuto interlocutori per spiegare cosa sta accadendo nei nostri comuni, adesso con il nuovo governo regionale speriamo di essere ascoltati e di trovare risposte certe per le tantissime famiglie, per i pazienti e per gli operatori».

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