Procura, Musco accusato di concussione

Il procedimento legato ad una ispezione fatta dalla polizia in una villa di Augusta: l’inchiesta era stata avviata per abuso d’ufficio

SIRACUSA. La procura di Messina ha concluso le indagini nei confronti del sostituto Maurizio Musco, raggiunto alcuni giorni fa assieme al capo dell’ufficio del pm Ugo Rossi da un provvedimento di trasferimento per incompatibilità ambientale disposto d’urgenza dal Csm, ruotate attorno ad un intervento fatto dalla polizia in una villa di Augusta dove era in corso una festa alla quale il magistrato ha preso parte. L’avviso di conclusione delle indagini, stando a indiscrezioni, racchiuderebbe una qualificazione diversa del reato contestato al magistrato, non più l’abuso in atti d’ufficio bensì la concussione, così come qualificato dal gip del tribunale di Messina che lo scorso dicembre ha disposto nuovi accertamenti restituendo gli atti all’ufficio del pubblico ministero. Da questo momento il piemme ha venti giorni per presentare memorie e avanzare richieste. Con analogo provvedimento la Procura ha sollecitato l’archiviazione delle posizioni del vice questore aggiunto della polizia Pasquale Alongi, fino a poco tempo fa dirigente del commissariato di Augusta e attualmente in servizio presso la polizia di frontiera dello scalo di Fontanarossa, e il capitano dei carabinieri Ottavio Chiarenza, rimasti coinvolti nell’inchiesta per intralcio alla giustizia e rivelazione di segreti d’ufficio. L’indagine è partita nell’agosto 2007 da un’ispezione effettuata dalla polizia nella villa degli imprenditori Giovanni e Francesco Corallo. In quella circostanza il sostituto Maurizio Musco, che si trovava nella villa assieme ad altri ospiti, si sarebbe avvicinato ai poliziotti e dopo essersi qualificato avrebbe comunicato ad essi di essere titolare di un altro fascicolo concernente analoghi fatti e li avrebbe invitati a relazionarlo nel proseguio sugli accertamenti svolti. Stando a quanto ricostruito dai magistrati di Messina, nel proseguio sarebbero emerse circostanze tali da avere una valenza sotto il profilo penale. Musco, dopo avere saputo dai poliziotti di essere intervenuti su segnalazione dei carabinieri avrebbe sentito l’esigenza di telefonare alla sala operativa per capire da chi era partita la richiesta di intervento. All’indomani del controllo Musco convocò presso il suo ufficio gli agenti che avevano operato accompagnati dal dirigente Alongi e successivamente iscrisse nel registro degli indagati gli stessi, alla luce di una denuncia su gravi irregolarità commesse nel corso dell’ispezione presentata da Corallo, difeso dall’avvocato Piero Amara, indirizzando, è questa l’ipotesi abbracciata dalla procura di Messina, «nei confronti del funzionario di polizia e dei suoi collaboratori un avvertimento neppure troppo velato invitandoli a desistere da ulteriori attività di controllo presso la villa dell’imprenditore Corallo».

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